Marko D’Abbruzzi – Chi siamo noi? Chi sono loro?3 min read
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Da qualche giorno il tag dei vostri racconti che si trova in home (in basso a sinistra) è stato cambiato. Questa volta passiamo al genere della fantascienza e, nello specifico, a quello delle astronavi. L’astronave… il mezzo per eccellenza per conoscere civiltà aliene, lontane, diverse da noi. Ma chi siamo noi? Chi sono loro? Diversi grandi della scifi hanno cercato di dare una risposta a questi interrogativi. Ce ne hanno parlato, tra gli altri, Arthur C. Clarke, Edmond Hamilton, Robert A. Heinlen. Quest’ultimo ha reso l’astronave il mondo stesso in cui ambientare un suo romanzo (Universo, o Orfani del cielo). Insomma, l’idea di poter scoprire la vita fuori dal nostro pianeta, magari anche intelligente, è un must della space opera classica e continua ad avere ancora oggi un certo fascino, un certa presa, sui lettori e sugli autori.
Un racconto che mi ha particolarmente colpito, nella sua semplicità, è Noi e loro di Marko D’Abbruzzi, autore presente sul nostro social. Per una volta però mi trovo costretto a dover davvero spoilerare al fine di poter sviscerare il tema di questo racconto. Quindi, se non vi va che vi si anticipi il finale… andatevi a leggere la storia.

Il racconto parte direttamente con l’immagine di un’invasione aliena annunciata e anche in un certo senso ben accolta dalla popolazione del pianeta invaso. La gente è emozionata ed entusiasta, grida addirittura al miracolo e si prepara alla venuta di queste creature. Gli scienziati si danno da fare per accogliere e rendere meno difficoltosa la discesa dei loro fratelli provenienti dallo spazio. Ma questi, gli alieni, sembrano ignorare tutte queste moine. Dapprima inviano un satellite intorno al pianeta, poi, quando scendono sulla superficie, utilizzano diversi macchinari per estrarre materie prime. Infine, inesorabile e inevitabile, arriva lo scontro.
Ma il finale presenta una svolta, forse prevedibile per i masticatori del genere, ma sempre efficace: l’alieno catturato, che “perse persino dell’acqua da quelli che intuimmo essere occhi”, si capisce essere un umano e non un alieno. Ma ancora una volta, cosa è alieno?
La bellezza intrinseca del racconto è proprio in questo potente cambio del punto di vista finale. Come fa giustamente notare Emanuele Martini in un commento “l’idea è la stessa del racconto Sentinella di Brown e seppure nota è ben realizzata”. Niente di più giusto. Il racconto di Fredric Brown è un classico della fantascienza ed è un chiaro esempio del suo modo di provocare e minare le certezze dell’uomo moderno, in particolare quello occidentale, creando una svolta narrativa che costringa il lettore a mettere in discussione i suoi preconcetti. Grazie a questa tecnica l’autore mostra come per l’altro potremmo essere noi i nemici disgustosi e malvagi, potremmo essere noi i mostri provenienti dallo spazio.
- Fredric Brown
Ultimamente leggo in giro che la fantascienza non è più roba di astronavi, alieni, robot e pistole laser. La tecnologia con cui abbiamo a che fare oggi ha superato di gran lunga l’immaginario degli anni ’50 e ’60. Bisogna quindi andare avanti, immaginare futuri adeguati e società possibili. Potrei anche essere d’accordo. Ma una cosa, a mio parere, non si deve mai perdere nella narrazione fantastica, ed è la capacità di stupire e far riflettere sulla condizione umana. E in questa storia, per quanto derivativa, Marko ci riesce benissimo.