blog di Alberto Grandi
Uncategorized

Scribacchiolando: quando un personaggio sembra tarantolato2 min read

25 Maggio 2017 2 min read

author:

Array

Scribacchiolando: quando un personaggio sembra tarantolato2 min read

Reading Time: 2 minutes

E dunque, nuova e intensa puntata di Scribacchiolando, riflessioni sulla scrittura da parte di chi non ha nessun titolo per scriverle, risposte a domande che nessuno ha motivo di pormi.
In realtà oggi mi sovviene un tema abbastanza stringato, di cui si potrebbe chiacchierare in poche righe, se non si fosse infettati dal demonio della prolissità. Che a ben vedere è un demonio che merita un suo spazio in questa, si può chiamare così?, rubrica, ma non in questa puntata.
Tra le varie cose che rischiano di farmi storcere il naso fino alla paresi, quando leggo un qualsivoglia libro – a prescindere dal genere, dal target, dall’epoca in cui è stato scritto, a prescindere da qualsiasi aspetto possibile e immaginabile – ci sono i movimenti improbabili. Avete presente quando un personaggio per esprimere il proprio disappunto si incastra le mani sui fianchi, batte il piede per terra, si passa le mani tra i capelli fino a ritrovarsi in testa una pagoda, si piega in avanti-indietro-a-destra-a-sinistra, sbuffa, scalcia etc? Ecco, magari non proprio in quest’ordine, sto volutamente esagerando.
crazy-emoticon-236
Il fatto è che non sopporto quando un personaggio sembra non avere idea di come ci si comporta all’interno di un certo spazio. O meglio, quando l’autore sembra essersi dimenticato di come si muovono le persone. Comprensibile che una persona sbuffi, facile che tamburelli con le dita sul tavolo o che affondi le mani nelle tasche della giacca. Poco credibile che si sbracci teatralmente, che accartocci lettere-bollette-giornali lanciandoli per terra o nel cestino, che scaraventi le scarpe contro il muro manco stesse giocando a calcio, che si lasci andare sul divano con le mani sul viso ed emetta lamenti soffocati, soprattutto quando è da solo.
Che poi, sono io che sono strana o quando si è da soli non ha alcun senso manifestare le proprie emozioni in modo così evidente? Intendiamoci, magari sono io. Ma a parte qualche finestra sbattuta quando proprio ho le gonadi che vorticano e qualche melodia canticchiata mentre lavo i piatti… ecco, direi anche basta.
Eppure mi capita di leggere di personaggi che si muovono all’interno di una scena come se avessero l’imprescindibile intenzione di dimostrare a chiunque abbiano attorno quello che stanno provando, anche quando intorno non hanno nessuno. E parlano, riflettono e rimuginano ad alta voce. Ora, abbiamo il discorso indiretto, nonché la possibilità di riportare direttamente i pensieri di un personaggio. Usiamo gli strumenti di cui la scrittura ha voluto caritatevolmente approvvigionarci, che diamine.
In sintesi – lo sapevo che sarei riuscita a tirare giù mezzo Promessi Sposi da una roba tanto semplice, dannato demone della prolissità – personaggi che si muovono nello spazio come automi.
Secondo il mio modestissimo parere, un elemento da evitare come la morte all’interno di una qualsivoglia scena.
(Ma sono pronta a ricevere gli innumerevoli “Che caspita dici” di chi la pensa diversamente).

Array
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito web utilizziamo strumenti di prime o terze parti che memorizzano i (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire il corretto funzionamento del sito (technical cookies), per generare rapporti sulla navigazione (statistics cookies). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore.