Se n’è andato Muhammad Ali, celebriamolo con i vostri racconti2 min read
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Nella notte del 4 giugno, se n’è andato uno dei grandi combattenti del nostro tempo. Muhammad Ali, da anni malato di Parkinson. The Greatest, amava definirsi, e se non proprio il più grande di tutti i pugili (lui stesso aveva ammesso che Sugar Ray Robinson gli era superiore sul ring) di sicuro rimane uno dei migliori, forse il miglior peso massimo in assoluto e una delle grandi icone del Novecento. A livello di celebrità mi riesce difficile mettere qualcuno sullo stesso piano di Ali, i Beatles, Elvis quei pochi diventati monumenti della pop culture.
Ali aveva combattuto non solo sul ring ma anche fuori, contro la discriminazione razziale e la guerra, rifiutando di andare a combattere in Vietnam. Era un personaggio immenso, The Mounth lo chiamavano, per come scherzava con la stampa e insultava gli avversari facendo di ogni incontro un evento mediatico senza precedenti.
Perché parlo di Muhammad Ali su Penne Matte?
Perché la sua grandezza fu anche materia di scrittura e mise alla prova penne di tutto pregio, come Norman Mailer che ne La sfida (Einaudi) descrisse uno dei suoi più bei match, quello a Kinshasa contro George Foreman.
Perché il pugilato, per certi versi, è uno sport assai simile alla scrittura fatto di una grammatica di base che bisogna conoscere, ma anche di uno stile personale e Ali era un grande stilista, un improvvisatore, non un semplice picchiatore. Il ring come la pagina bianca.
Perché la boxe è tanto bella da guardare, quanto da leggere, come avevamo già detto in un altro post: leggetevi un racconto di Hemingway stupendo come Cinquanta bigliettoni o anche un romanzo breve ed emozionante come Cento per cento di Sacha Naspini.
E poi perché noi stessi abbiamo scritto di boxe e quindi leggerci è un modo di celebrare The Greatest.
Andrea De Martini – Le dodici riprese della notte

Alberto Grandi – Il cerchio magico
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