Dolce&Gabbana, Elton John e la scrittura che perde significato ai tempi di internet2 min read
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Certo che ne ha fatta di strada la scrittura, da comandamento scolpito sulla pietra, unico e irripetibile da Dio in persona a tweet digitato sulla tastiera di un telefonino, comodamente seduti sul divano. Scrivere non è mai stata una pratica così diffusa e, tutto sommato, facile, come ai giorni nostri. Ma la sua diffusione ha fatto sì che i sui grandi temi la parola scritta perdesse buona parte della forza pregnante, annacquandosi nel berciare social globale di tutti i giorni.

La prova? La recente diatriba sulle affermazioni tra Dolce&Gabbana ed Elton John riguardo a famiglia e fecondazione assistita. Il tema è delicato. Smuove forze contrapposte enormi. Tocca gli apici della teologia e della morale e chiama in causa la genetica. Ma viene ridotto a scazzo tra star via telefonino. Ora, sia chiaro: chiunque è in diritto di dire la sua e sarebbe bello se alle esternazioni twittarole di Elton John e Dolce (o Gabbana, non ricordo da chi, tra i due, è partito lo scazzo), si unissero non solo quelle social isteriche di una Courtney Love o di un Ryan Murphy, ma di personaggi autorevoli che su questo tema possano dare validi contributi intellettuali.
Just round up all my Dolce & Gabbana pieces, I want to burn them. I’m just beyond words and emotions. Boycott senseless bigotry! #boycottD&G
— Courtney Love Cobain (@Courtney) 15 Marzo 2015
Quello che voglio far notare è come temi importanti finiscano per disinnescare il proprio potenziale di scontro e confronto, passando attraverso il tritacarne dei social. Come scrive Silvia Vecchini in un editoriale su Wired.it, citando Curzio Malaparte, oggi le rivoluzioni sono “domestiche”; niente scontri in piazza (meno male!), niente passione (che peccato!); uno stilista parla in un’intervista di fecondazione assistita e di adozioni gay citando il solito ritornello dell’aspetto “sacrale” della famiglia e parlando di bambini sintetici e un cantante invita tutti a non comprare più i suoi abiti: #BoycottDolce&Gabbana.

In questo senso, la letteratura rimane inalterabile e non frazionabile in cinguettio da portinaia, nemmeno dall’azione pervasiva dei social network. Una storia narrata è stata, è e sarà sempre quello: una vicenda con un inizio, uno svolgimento e una fine in cui si parla di destino, si avanzano domande, si tentano risposte e si mettono in campo sentimenti. Se è una storia ben scritta nessun Twitter riuscirà a renderla meno significativa di quello che è.