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Vale veramente la pena prendersela con l'editoria a pagamento?2 min read

11 Febbraio 2015 2 min read

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Vale veramente la pena prendersela con l'editoria a pagamento?2 min read

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editoria
Recentemente sono stato a un seminario di tre giorni organizzato da una casa editrice indipendente e famosa, conosciuta in tutta Italia, la Marcos Y Marcos. Si tratta di un editore che, sia per attitudine personale, sia perché lo consente il suo catalogo – più ridotto e quindi selezionato di quello di “mostri sacri” come la Mondadori – segue con particolare cura i suoi autori e il libro fino alla pubblicazione.

Durante il seminario è stata confermata una verità che già si sapeva: in Italia si scrive tanto, tantissimo. Troppo. L’amore per la scrittura degli italiani sfiora la grafomania. Purtroppo non si accompagna a un amore altrettanto sentito per la lettura. L’editor di Marcos Y Marcos ha detto che riceve in media 15 manoscritti al giorno. Cioè, capite? 15! In un anno i giorni feriali sono all’incirca 250; 250 per 15 fa 3750. Come dicevamo, la Marcos Y Marcos è una casa editrice il cui catalogo annuo è esiguo. Tra autori stranieri, italiani già affermati, lo spazio riservato agli esordienti sarà minimo. Considerando poi la crisi del libro e la parsimonia con cui gli editori scommettono in nuove opere, quei 3750 manoscritti fanno ancora più paura. Quanti manoscritti riceverà la Mondadori? E la Bompiani? E Feltrinelli? Quanti manoscritti arrivano nelle caselle di posta elettroniche o fisiche di tutte le case editrici italiane? Comunque questa della smania di scrivere non è un’anomalia solo italiana. Addirittura in Finlandia il 10% della popolazione scrive narrativa!
Forse anche per questo esistono Internet, il self publishing e l’editoria a pagamento: per far fronte al bisogno di scrivere e farsi leggere, un bisogno più che legittimo, intendiamoci. E forse, gli autori esordienti, prima di prendersela con le case editrici a pagamento (su Internet non si contano i blog e e le community che indagano il fenomeno con passione livorosa) , dovrebbero essere sinceri con loro stessi e dirsi che chi ci casca, chi paga per farsi pubblicare, non è poi così una vittima. Del resto, quando Vanna Marchi, nelle sue televendite raggirava i poveri teleutenti spillandogli i soldi in cambio di promesse di guarigione e felicità, sicuramente agiva da delinquente, e per questo ha meritato il carcere, ma anche da parte quei teleutenti c’era una certa propensione (volontà?) a farsi prendere in giro, non trovate?
A volte un inganno è meglio di un rifiuto.

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