5 libri per il post mondiale4 min read
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I Mondiali sono finiti. L’Argentina esce sconfitta in una finale che vede la Germania campione del mondo, prima nazionale nel panorama calcistico globale. Inevitabili saranno le associazioni tra una squadra compatta e solida sul campo e un paese che lo è altrettanto nel fragile panorama economico e politico e che si pone sempre più come guida dell’Europa, che piaccia o no.
Comunque, per chi non ne avesse avuto abbastanza di calcio e, anche in assenza di partite, volesse continuare a ragionare in termini di dribbling, offside, difesa a zona o a uomo, ecco cinque libri che fanno per lui.
* Pensare con i piedi, di Olsvaldo Soriano (1995).
Gli eroi picareschi del calcio, l’Argentina dei padri della patria, le magiche visioni dell’adolescenza: tre mondi all’apparenza distanti che propongono insieme i prodigi dell’immaginario privato di Soriano e la storia vera e sofferta del suo Paese. Nella prima parte del libro, l’autore rivive i tempi felici ed eroici del suo passato di centravanti e racconta – lui ragazzino di dieci anni – l’impossibile partita con gli inglesi delle Falkland o quella ben piú leggendaria tra socialisti e comunisti nella Terra del Fuoco. Nella seconda parte l’epoca peronista vista attraverso gli occhi di un bambino all’ombra dell’orgogliosa figura paterna, antiperonista ed eterno perdente. Nell’ultima sezione del volume Soriano recupera storie e personaggi del passato e propone ancora una partita di calcio: quella del «mondiale» fantasma del 1942 tra tecnici nazisti, operai italiani antifascisti e indios mapuches. Mondi e voci diversi legati insieme dalla forza della memoria «che ingigantisce ogni cosa» e dalla straordinaria scrittura di Soriano: caustica, nostalgica, ricca d’ironia.
* Azzurro tenebra, di Giovanni Arpino (1977).
Stoccarda, giugno I974, Mondiali di calcio: nonostante campioni come Riva, Mazzola, Rivera, Facchetti e Zoff, la nostra nazionale viene eliminata al primo turno, in mondovisione e sotto gli occhi attoniti di migliaia di emigrati italiani. Protagonista autobiografico di “Azzurro tenebra” è un inviato speciale che si firma “Arp” e assiste alla disfatta insieme al giovane cronista-scudiero “Bibì”, come un Don Chisciotte del giornalismo affiancato dall’immancabile Sancho. Testimoni di un evento sportivo che presto assume i toni del grottesco, i due uomini sanno leggere in filigrana dentro quello che solo uno sguardo superficiale potrebbe archiviare come “niente altro che calcio”, e vi scorgono il destino desolante di un Paese già votato allo scacco e a un malinconico tramonto. Scritto a muscoli tesi, con estro espressionista, il libro, si trasforma pagina dopo pagina nel glaciale referto di un doppio fallimento: la sconfitta sul campo e l’insufficienza estetica del gioco degli azzurri rispecchiano la generale carenza di etica e la miseria della condizione politica nel Paese.
* Febbre a 90°, di Nick Hornby (2001).
Raccontando la sua storia di tifoso, Nick Hornby ci descrive i multiformi aspetti di un’ossessione: le abitudini, i riti, i tic, i sogni, le depressioni di un assiduo frequentatore di stadi. I molti appassionati del calcio possono ritrovare in questo racconto una parte della loro stessa vita. Perché la febbre del calcio, a tutte le latitudini, sembra essere la stessa e sembra rispecchiare le venture e le sventure della vita privata.
* Selvaggi e sentimentali. Storie di calcio, di Javier Marias (2002).
Gli oltre quaranta articoli qui raccolti sono apparsi fra il 1992 e il 2001 su “El País” e sul supplemento “El Semanal”; l’argomento che li domina, più che accomuna, è il calcio. Il libro ha finito per riscuotere un grande successo, inatteso forse e di certo singolare, perché ha conquistato soprattutto le donne: quelle stesse che “fino ad allora non avevano capito niente di calcio e nemmeno di che cosa trovassero in quel gioco i loro mariti, fratelli, padri, amici e amanti”. La raccolta è composta dai testi probabilmente più autobiografici che Marías abbia mai scritto: il suo modo di vivere la passione calcistica (è tifoso del Real Madrid ma anche sponsor di una squadra minore, il Numancia) affiora sotto forma di impulso sentimentale, di un’emozione legata agli anni dell’infanzia (e a un mondo passato e ormai mitico che giganteggia nella memoria). Ma anche il presente è ben tratteggiato, e i brevi testi permettono al lettore di scrutare, attraverso l’occhio di un esperto, le vicende del calcio spagnolo e mondiale; soprattutto permettono di godere la prosa fluente e spontanea di Marías da un’originale prospettiva ‘d’occasione’.
* Storia critica del calcio italiano, di Gianni Brera (1975).
Nessun popolo ha mai avuto con il calcio il rapporto che si ha in Italia: intenso, legato a momenti personalissimi e a memorabili situazioni collettive. In questo libro Gianni Brera presenta, con polemica intelligenza, tutto il calcio italiano parita per partita: dall’epopea della Pro Vercelli ai trionfi degli anni Trenta, dalla tragedia di Superga ai mondiali d’Argentina del ’78.