Il talento di (ri)creare universi nella narrativa contemporanea2 min read
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Un tempo gli autori creavano personaggi, gli fornivano una psicologia, li facevano agire e dialogare nel corso della storia. Gli regalavano un destino che si compiva insieme all’ultima pagina. Esempi? C’è solo l’imbarazzo della scelta: dal giovane Raskol’nikov di Delitto e castigo a Leopold Bloom dell’Ulisse, passando attraverso una moltitudine di eroi (o antieroi) che hanno reso grande l’arte del romanzo. Oggi, mi sembra che all’individualismo sia subentrato un universalismo, chiamiamolo così. L’autore non riflette più se stesso in un singolo alter ego, nemmeno in una serie di personaggi, ma in un universo. Oggi si creano mondi, o meglio, universi più che ieri. Sarà per il momento fortunato che sta vivendo il genere che per eccellenza impone, a chi lo affronta, la creazione di un universo con una sua cosmogonia e leggi precise – il fantasy – o forse saranno le tante modalità di comunicazione che ci hanno regalato le nuove tecnologie – social network, blog, social tv, YouTube eccetera – spingendo gli autori ad allontanarsi dal proprio ombelico e ad allargare al massimo l’orizzonte dell’immaginazione, fatto sta che l’eroe letterario tormentato che si macera in se stesso sembra definitivamente morto. Il giovane Holden è cresciuto oppure è fuggito per sempre. Certe pose da incompreso sono bandite. Una decisa spallata al prototipo letterario dell’eroe individuale l’aveva già data Cent’anni di solitudine, capolavoro del recentemente scomparso Gabriel Garcia Marquez. In quel romanzo, come aveva fatto notare Milan Kundera (autore dell’Insostenibile leggerezza dell’essere) non c’era un singolo eroe, ma un’intera famiglia che dispiegava le proprie vicende nel corso delle quattrocento e passa pagine della storia. Cent’anni di solitudine non è il romanzo di un individuo e nemmeno di più individui, ma di generazioni che si alternano, le nuove ereditando dalle passate vecchi vizi, le stesse virtù, dando vita a un percorso ciclico della storia. Poco tempo fa, durante il Wired Next Fest, una tre giorni fitta di appuntamenti con esponenti vari dell’innovazione organizzata da Wired, avevo avuto la fortuna di affrontare il tema della “creazione degli universi” in letteratura con tre autori italiani: Alan D. Altieri, Tullio Avoledo e Licia Troisi, tre autori che basano la loro narrativa proprio sulla edificazione, su pagina, di universi paralleli e non, distopici o utopici. Vi ripropongo l’evento che è stato filmato e messo online.