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Salgari, lo scrittore italiano più internazionale8 min read

1 Settembre 2023 6 min read

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Salgari, lo scrittore italiano più internazionale8 min read

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Era notte, poche stelle punteggiavano il cielo, in compenso un’enorme luna piena gettava il suo argento sulla foresta.

   La foresta stava dormendo. Solo i gufi parevano svegli, spettatori delle tenebre, con i loro occhi gialli e tondi, nascosti negli incavi dei grandi alberi millenari.

   Lilith smise di camminare. Era stanca e dato che ormai non si vedeva più nulla, pensò che fosse giunto il momento di accamparsi.

   Lasciò cadere lo zaino dalle spalle, lo aprì e prelevò i bastoni e il telo necessari per montare la tenda.

   Una volta che la ebbe montata, accese il fuoco.

   Il fuoco aveva due funzioni: riscaldava e teneva lontani i pericoli. Era come una bolla di luce e calore che avvolgeva la giovane elfa e la preservava dai tanti predatori.

   Mentre osservava le fiamme dardeggiare nella tenebra e disegnare sul terreno il reticolo di ombre gettato dai rami spogli degli alberi, Lilith ripensò all’incontro con il sindaco avvenuto quattro giorni prima.

  Il sindaco viveva nella paura, come tutti gli abitanti del villaggio di Goram. Per questo, lei, Lilith, la cacciatrice elfa, era stata chiamata, per spezzare la maledizione della paura e far sì che la serenità e la pace ritornassero.

   Il sindaco era un umano di 64 anni e ciò significava che era già vecchio per uno della sua razza. Era molto grasso e indossava abiti sontuosi e adorni di gioielli, per contro, i suoi compaesani, vestivano di stracci, per lo più.

   Lilith lo aveva incontrato nella Casa del Popolo, un edificio tozzo e in pietra simile a una fortezza, dove le autorità cittadine svolgevano il proprio lavoro.

   Lilith era stata introdotta in una stanza dal soffitto a cassettoni, il pavimento seppellito di tappeti e le pareti arricchite di quadri e arazzi. Dietro un enorme tavolo, accomodato su un divano e circondato dai cuscini, sedeva appunto il sindaco di Goram, Lester Fell.

   L’umano che, a occhio, Lilith stimò dovesse pesare quanto un bue lanoso, aveva osservato Lilith con una luce che lei ormai conosceva bene.

   Era la luce dell’incredulità.

   Dunque questa sarebbe la leggendaria Lilith di Mormont, chiamata la Castigamostri, colei che affronta con successo le creature maledette partorite dalle tenebre, una ragazzina magra come un fuscello, pallida come la neve e dalle orecchie a punta?

   Questo aveva espresso la luce negli occhi del sindaco, alla quale Lilith aveva risposto con uno sguardo fiero, di sfida.

   Uno sguardo che significava: sì, sono proprio io Lilith la Castigamostri, e se volete smettere di vivere nella paura e nell’orrore, sarà meglio che mi accettiate così come sono.

   Dopo alcuni istanti di disorientamento, il sindaco aveva ripreso possesso di se stesso, aveva piegato le labbra in un sorriso untuoso da politico navigato e aveva indicato una sedia.

   – Prego, accomodatevi madame Lilith.

   Lilith si era seduta, deponendo lo zaino accanto a sé.

   – Solo Lilith, grazie. Se fossi una “madame” a quest’ora sarei in cucina con due pargoli per capezzolo e intenta a preparare qualche zuppa per il mio sposo, non credete?

   Di nuovo, lo stupore aveva attraversato gli occhi del sindaco.

   – Sì, hem, suppongo di sì.

   – Allora, parlatemi di questa “orribile bestia che toglie il sonno e la pace alla quieta cittadina di Goram”, sono queste le parole usate nella vostra missiva, se non ricordo male.

   Il sindaco aveva annuito, poi con un cenno, si era rivolto a un uomo, in piedi alla sua destra.

   Costui era così alto da sfiorare il soffitto con il capo, aveva un viso duro, che sembrava intagliato nella pietra e segnato diagonalmente da una orribile cicatrice.

   – Mi chiamo Loran Grey e sono lo sceriffo di Goram. Sono anche l’unico ad essere sopravvissuto a un incontro con la bestia, quindi il più indicato a parlarne e a descrivervela nel dettaglio.

   Lilith aveva accavallato una gamba sull’altra e aveva ruotato di tre quarti il busto per rivolgersi direttamente all’uomo che aveva appena parlato.

   – Vi ascolto sceriffo Grey, raccontatemi quel che sapete.

   – La bestia ci osserva e ci attacca da ormai due stagioni – aveva cominciato lo sceriffo. – La sua prima vittima fu Magda Mirren, la moglie del fornaio. Una giovane sposa di sedici anni, non ancora madre. In estate, alle prime luci del giorno, Magda era solita recarsi nel bosco, per raccogliere bacche, more e altri frutti con cui confezionare vasetti di marmellata. Ebbene una mattina non tornò più.

   “Il marito, allertato dall’assenza prolungata, raggiunse la caserma e informò me personalmente del fatto; io, sapendo per esperienza che genere di postaccio sia la foresta, luogo non solo di predatori quali l’orso, il lupo e il puma maculato, ma anche di briganti, presi con me tre uomini armati e cominciai subito la ricerca della povera Magda. Ricerca che, nel giro di due ore, diede i sui frutti.

   Dato che lo sceriffo si era azzittito, come in attesa di una reazione, Lilith aveva incalzato: – E quali sarebbero questi frutti?

   – La testa della poverina e la mano destra, che rinvenimmo a circa tre miglia da qui, direzione nord.

   – Per le stelle! – si era permessa di sussultare l’elfa.

   Come condividendo l’esclamazione, lo sceriffo aveva annuito per poi continuare nel su racconto:

   – Inizialmente pensammo tutti che a fare un simile scempio della sposina fosse stato un orso che forse aveva trascinato le parti non rilevate del cadavere nella propria tana, per nutrirsene in tutta comodità. Dunque, organizzammo una caccia all’orso.

   – Non prima di aver dato degna sepoltura alla testa e alla mano destra della povera Magda, tributandole i riti funebri dovuti affinché gli dei accogliessero la sua anima – aveva precisato il sindaco.

   Lo sceriffo aveva annuito. – Giusto, non prima di aver seppellito testa e mano. Nel giro di un solo giorno, la caccia diede esito positivo: un grosso orso di montagna venne catturato e poi ucciso. Un bestione davvero notevole che, a tutta prima, pensammo essere la causa della morte per smembramento della povera Magda. Tuttavia, per esser certi che le cose stessero così, trascinammo l’orso nella caserma, lo depositammo su un tavolaccio, poi chiamammo Sirus perché ci guardasse dentro.

   – E chi sarebbe Sirus? – aveva domandato Lilith.

   – Un impagliatore – aveva risposto il sindaco. – È piuttosto quotato nella regione. Molti cacciatori che intendono trasformare in trofei le loro prede, bussano alla porta della sua bottega.

   – Sirus ci disse che se davvero l’orso aveva divorato la povera Magda, allora la povera Magda era ancora nella sua pancia, essendo il sistema digerente degli orsi di montagna assai lento nel convertire le prede divorate in scarti fisiologici – aveva ripreso lo sceriffo. – Dunque, Sirus l’impagliatore, munito di un coltellaccio tagliò per il lungo la pancia del predatore per aprirla come un armadio a due ante, servendosi di un paio di pinze, e… al suo interno, non trovammo un solo capello di Magda Mirren.

   – Dal che ne deducemmo che l’orso non l’aveva divorata – era intervenuto il sindaco. – A quel punto pensammo ai briganti. Ne girano parecchi per la foresta, specialmente orchi, essendo il Regno di Tractor appena al di là della catena montuosa. Voi, immagino sappiate che specie di creature inferiori e bestiali siano gli orchi, stupratori, inclini per natura all’omicidio e divoratori di umani e di elfi…

   Lilith aveva accennato ma solo vagamente, ben sapendo che sì, forse gli orchi erano per natura un po’ rozzi, ma non tanto quanto gli umani erano inclini nel generare il pregiudizio sulle altre razze.

   – Raddoppiammo la vigilanza attorno al paese – aveva detto lo sceriffo. – Organizzammo delle spedizioni spingendoci fino al principio delle montagne, ma non trovammo alcun brigante, solo fuochi spenti e altre tracce di accampamenti che gli orchi si erano lasciati dietro. Infine, sette giorni dopo la sua scomparsa, il cadavere senza testa e senza mano di Magda Mirren si presentò in paese.

   Lilith aveva aggrottato la fronte. – “Si presentò”? Che significa?

   – L’alba doveva ancora sorgere – aveva preso a raccontare il sindaco, intrecciando le dita sul grosso ventre, – quando tutta Goram fu svegliata da un urlo  lacerante. Un lamento orribile, che mi tirò giù dal letto, nonostante abbia il sonno più duro di una montagna.

   – Il primo a giungere sul posto fui io – era intervenuto lo sceriffo, il cui sguardo si era fatto assorto nel rievocare l’orrore. – L’urlo proveniva dalla piazza centrale. Uscii dalla caserma e trovai Grigor, l’oste, inginocchiato sul lastricato, lo sguardo puntato verso l’alto. Era stato lui a urlare. Aveva la faccia così pallida che sembrava fare luce quanto un plenilunio.

   “‘Che hai, Grigor?’ gli chiesi.

   “Lui, anziché rispondermi, sollevò una mano a indicare un punto sopra di sé. Io, con lo sguardo, seguii la linea immaginaria tracciata dal suo indice e, appeso per la vita al pennone su cui era solita sventolare la bandiera della contrada vidi qualcosa che sulle prime non riuscii a identificare. Poi, guardando meglio compresi che si trattava di un cadavere senza testa e senza mano destra, dal che capii che era il corpo della povera Magda.

   “Aiutato da Grigor e un altro uomo, lo slegai dal pennone per portarlo in caserma. Chiamai il fornaio il quale, per quanto senza testa e già in stato di avanzata decomposizione, affermò che il corpo apparteneva a sua moglie. A quel punto chiesi a Jonas, il nostro medico, di visitare i resti.

   – Il cadavere risultò del tutto privo di sangue-, aveva affermato una voce bassa e scorticata; Lilith si era voltata del tutto e, appoggiato a una parete, aveva visto uno gnomo, corto e robusto com’erano in generale, gli appartenenti alla sua razza, e con una lunga barba bianca legata a treccia.

   – Voi siete Jonas, il medico, presumo.

   Lo gnomo aveva annuito. – Esatto. Dicevo, il cadavere di Magda Mirren

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