Laguna di Nnedi Okorafor – recensione3 min read
Reading Time: 3 minutesArticolo pubblicato su Wired.it
La prima cosa che stupisce di questo romanzo è la lingua. Siamo in presenza di un’autrice che riesce a parlare sulla pagina. Anche se scrive in terza persona, la sua è un prosa fluida, scorrevole e diretta, che stabilisce un contatto intimo col lettore. Nnedi Okorafor, classe 1974, è una afro-americana di Cincinnati, ma il suo romanzo, Laguna, tradotto da Chiara Reali e pubblicato da Zona 42, si svolge interamente a Lagos, la città più importante della Nigeria. Non so quanto peso abbia avuto l’origine africana nella sua vita, ma a giudicare dalla scrittura direi molto, perché, come dicevo, il romanzo è scritto con una prosa così immediata che non può non far pensare a una tradizione orale, a una capacità narrativa tramandata di generazione in generazione e che risale alle origini. Grazie a questa lingua fluida, che non si vincola mai del tutto al dato concreto, Nnedi Okorafor riesce a scrivere una storia in cui si amalgamano in modo disinvolto più voci e temi e il cui unico vero centro rimangono appunto Lagos e la Nigeria.
Come avviene spesso nei romanzi corali, la trama è fondata su un evento attorno al quale convergono e mutano le vite dei singoli personaggi. E l’evento è, naturalmente, l’arrivo degli alieni che avviene con lo schianto di un meteorite nell’oceano. Tre personaggi si ritrovano ad assistere all’evento, la biologa marina Adaora, il rapper Anthony e il soldato Agu, venendo così in contatto con la strana forma aliena in grado di mutare – le sue cellule sembrano sfere di metallo in grado di muoversi e cambiare forma, osserverà la biologa – e acquisire sembianze umane. L’alieno, che acquisisce sembianze di donna e viene battezzata Ayodele, si propone quale ambasciatrice di una civiltà extraterrestre il cui scopo è comunicare con gli esseri umani.

La sua presenza viene recepita in modo diverso dagli individui. Se Adaora si preoccupa che l’incontro tra Ayodele e le autorità del suo Paese avvenga nel modo corretto, c’è chi come padre Oke, un prete che ha una forte influenza sulla comunità, soprattutto su Chris, marito di Adaora, vede nell’arrivo dell’aliena un’occasione per estendere il suo potere. Ecco, dunque, che la fantascienza è qui più che altro un pretesto, una sorta di pungolo per sollecitare e testare la reazione di diversi caratteri umani e gruppi sociali e alla fine, l’aliena Ayodele, non è altro che una scusa per la scrittrice di immedesimarsi con la prosa in questo o quel personaggio e raccontare la realtà da più prospettive. Siamo dinanzi a un romanzo che, intenzionalmente, reinterpreta il genere da una prospettiva originale e contemporanea: usando il tema dell’invasione per entrare nella quotidianità delle persone e ambientando la storia in un contesto anomalo – possiamo anche dire esotico – come la Nigeria.
Il risultato è un romanzo a tratti caotico e di assoluta libertà che qualche volta non riesce a condensarsi come dovrebbe, a equilibrare nel giusto modo il rapporto tra trama e personaggi, ma che si legge con piacere e trasmette un senso di vitalità. Una fabula più che una cronaca, che intrattiene fino all’ultima pagina. Da segnalare che il romanzo era nato originariamente come uno scritto di protesta dell’autrice nei confronti di un film oggettivamente bello, ma criticato per l’immagine che dava dei nigeriani – gangster e cannibali – District 9.

This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.