Sara De Deo: tra scifi, fantasy e sperimentazioni narrative2 min read
Reading Time: 3 minutesSara De Deo, autrice presente nella nostra community e attiva nella narrativa fantastica, da qualche tempo ha suscitato un certo interesse. Il nostro caro Andrea alcune settimana fa ha segnalato un suo racconto, e così anche io mi sono preso la briga di approfondire la lettura delle sue opere e portarle in evidenza ai visitatori del sito, ma anche agli autori che vogliono confrontarsi con una prosa ed uno stile originali.

Senza dubbio Noa Starchild è il racconto più interessante di Sara, sebbene sia rimasto incompiuto. Nella base orbitante di Aztlan, nell’anno 3011, vengono allevati i cosiddetti starchild, giovani esseri umani addestrati per una guerra non ancora ben definita. Che siano dei cloni? Questo non è dato saperlo, ancora, anche se dal proemio – un vero e proprio bombardamento di immagini evocative e di pensieri sfolgoranti – sembra che il genere umano sia in lotta con qualche forza aliena. Di tutta la comitiva di giovani starchild, solo Noa, anima tormentata, si rende conto del conformismo al quale tutti loro sono sottomessi.
Lo stile narrativo che l’autrice ha utilizzato in questo racconto è davvero interessante. È rapido, accavalla i piani temporali e dialogici portando avanti un unico flusso di informazioni che all’inizio assale il lettore, finché questo non fa lo sforzo di arrendersi e lasciarsi trasportare dalle immagini distopiche evocate dalle parole. “Ho iniziato a scrivere di Noa nell’aprile del 2011 ma non l’ho mai terminata. Mi dispiaceva lasciarla in un cassetto, senza un lettore”. Cara Sara, riprendi il prima possibile, per piacere.

L’autrice però non scrive solo di fantascienza. Più breve e certamente diverso per tematiche è Lollpop Circus, una visionaria descrizione di una grottesca ceratura, la Bocca, con ben cinque bocche dentro, figlia di un non meglio specificato progetto alieno. Pubblicato nella sezione fantasy, secondo me questo breve e poetico componimento è degno dei grandi scrittori post-moderni. Mi ha ricordato non poco l’ironia e le metafore folli di Donald Barthelme. D’altronde si sa, il fagocitare è sempre stata una immagine epifanica per la distruzione. “Ognuno ha i suoi occhi e le sue bocche da sfamare, dico bene? Noi stiamo ok. Tutti bene. Apocalisse ok”.

Tornando alla fantascienza, la terza ed ultima opera che sottopongo alla vostra attenzione è Ruby, don’t take your love to town. Anche questo è un brevissimo racconto e qui i cloni ci sono per davvero. Qui Sara è brava ad intrecciare una delicata storia d’amore tra una ragazza rinchiusa in cella, probabilmente cavia di un esperimento, e il suo carceriere, il cui unico compito è quello di farle compagnia mentre prende delle medicine. Qui la prosa è sicuramente più regolare rispetto ai due racconti di cui vi ho già parlato, tuttavia il ritmo è serrato e la trama è costruita senza intoppi.
Ancora complimenti a Sara, che sprono vivamente a continuare (o a riprendere) a scrivere i suoi racconti intrisi di immagini evocative e sentimenti profondi.