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Marco Di Vaio e La leggenda del fiore nero: largo ai giovani!3 min read

4 Giugno 2017 3 min read

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Marco Di Vaio e La leggenda del fiore nero: largo ai giovani!3 min read

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Girando tra i racconti fantasy di Penne Matte non è difficile imbattersi in racconti dal titolo accattivante, anche se ha al suo interno parole all’apparenza inflazionate. Di solito diffido di titoli così “catchy”, a causa della mia natura scettica. Tuttavia sono consapevole che spesso si può nascondere sotto qualcosa di interessante e piacevole alla lettura. Un caso di questo tipo l’ho trovato nel racconto, o nell’anteprima, questo non lo sappiamo, ad opera del giovanissimo Marco Di Vaio (o Divaio) intitolato La leggenda del fiore nero: Prologo.

Marco si presenta con queste semplici parole, “sono un giovane ragazzo di 17 anni, mi piace scrivere”, e a Marco non solo piace scrivere, ma lo fa anche bene; non serve aggiungere altro, direi.
Il suo racconto è ambientato in Val Camonica, in un tempo non meglio precisato (io me lo sono immaginato come un Medioevo prossimo venturo), durante il rogo di una strega. Questa, dopo la sua dipartita, lancia una maledizione non solo verso gli abitanti del paesino in cui è stata condannata, ma verso tutto il mondo Occidentale. Dalle sue ceneri prende vita uno spirito maligno che avrà il compito di distruggere tutta l’umanità.
Tuttavia lo spirito, per quanto disumano, è il vero protagonista della storia e presenta un’evoluzione particolare. Durante la diffusione di un’altra afflizione del genere umano, la Piaga Blu, che colpisce tutti gli infanti, lo spirito è come se prendesse coscienza del Male, che ha creato e che lo circonda, e venisse invaso da una consapevolezza improvvisa: “Lo spirito rimase lì immobile al centro della colonna di luce osservando con profonda tristezza l’orrido spettacolo che egli stesso aveva creato. Voleva piangere ma non ci riusciva, solo gli esseri umani potevano e lui ne era l’opposto, uno spirito che uccide senza pietà: non poteva diventare un uomo e infondo era giusto così”. Sarà proprio la speranza degli esseri umani, visualizzata nel racconto come delle fredde gocce che colpiscono il “corpo” dello spirito, a portarlo verso una sorta di redenzione divina e abbacinante.
Ho trovato affascinanti le descrizioni dell’autore e il connubio di queste con la tematica del divino. Il risultato finale ha davvero il sapore della narrazione leggendaria, semplice e lineare, ma che con poche parole riesce a descrivere un mondo intero. Per capirci, è un po’ come l’introduzione del Signore degli Anelli, il film, dove in pochi minuti la voce fuoricampo ripercorre la storia fantastica che precede le avventure di Frodo. Devo aggiungere che un po’ sono invidioso, perché a me questo tipo di narrazione risulta completamente aliena, nella composizione, mentre Marco, giovanissimo, già possiede una efficacia narrativa matura in questo senso.
Un unico difetto, a parte qualche refuso di tipo dattilografico: l’autore non va quasi mai a capo. Una scelta di questo tipo può andare bene con romanzi psicologici, magari in stream of counsciousness, dove la narrazione rimanda da sola da un particolare all’altro, senza una logica ferrea. L’interruzione di paragrafo nella narrativa fantastica invece può talvolta essere utile a spezzare il tempo, ad accelerare o fermare alcune situazioni o immagini, e a lasciare al lettore la scelta ritmica. Una tecnica di questo tipo non può fare altro che aiutare a migliorare ancora la scrittura di Marco.
In ogni caso, complimenti a questo giovane autore e speriamo di vederlo ancora su Penne Matte con il seguito, se esiste, di questa storia.

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