blog di Alberto Grandi
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Emanuele Martini e la sua Hard Science-Fiction2 min read

1 Maggio 2017 2 min read

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Emanuele Martini e la sua Hard Science-Fiction2 min read

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Emanuele Martini è un autore presente nella nostra community e che ne incarna perfettamente lo spirito. Oltre ad essere uno scrittore è un lettore attento, non esita a commentare i racconti degli altri ed è aperto alle critiche degli altri utenti. Questi i motivi per cui, inevitabilmente, ha suscitato interesse verso le sue opere e sugli scenari che si diverte a creare.
L’autore si muove principalmente nel sottogenere di hard science-fiction (o fantascienza tecnologica): i suoi racconti sono pieni di dettagli tecnici che hanno il compito di coinvolgere attivamente il lettore non solo nella narrazione, ma anche di spingerli verso una sorta di propria ricerca personale. Lui stesso infatti scrive in un commento: “sono un amante della fanta-divulgazione, un racconto per me non deve solo avere messaggi ma anche lasciare delle piccole incomprensioni nel lettore non avvezzo all’argomento, in questo modo per capire curioserà e sarà doppiamente arricchito”.

Nel suo primo racconto pubblicato sul social, Perché il vento soffia, scritto inizialmente con lo pseudonimo di Daggo Roschi, Martini immagina un magnate della ricerca biologica che crea in laboratorio una specie mutante di lumaca che ha lo scopo principale di ripulire gli oceani dall’inquinamento. L’effetto collaterale di questa vera e propria “creazione” sarà la diffusione di un virus che trasforma gli esseri viventi (anche l’uomo, sigh!) in cannibali. L’autore è bravo ad intrecciare i tempi della narrazione e la sua prosa è piacevole e scorrevole. Interessante anche la caratterizzazione dei personaggi, il cui punto di vista però oscilla un po’ troppo febbrilmente, creando talvolta un disorientamento nel lettore. In un commento infatti si legge, dopo un giudizio positivo: “l’unica cosa che non mi è piaciuta e che secondo me rovina la scorrevolezza e la leggibilità del racconto: la continua variazione dei punti di vista”. Non sono pienamente d’accordo con questo commento: il cambio del punto di vista può diventare un punto forte dello stile narrativo, e, paradossalmente, anche il disorientamento di cui parlavo può essere sfruttato in maniera creativa.
L’unica mancanza è solo un po’ di coerenza tra le persone in cui la storia è narrata (Martini oscilla troppo spesso tra l’io e il tu del dialogo con se stessi); credo che una volta smussata questa caratteristica, il potenziale per un ottimo lavoro ci sia tutto. Il finale poi è davvero esplosivo: le manie di grandezza del “protagonista”, il quale si sente addirittura svilito nell’essere paragonato ad Alessandro Magno, illustrano bene le derive mostruose che può prendere il potere indiscriminato della civiltà umana sulla natura.
Una pecca, sicuramente migliorabile con un po’ di attenzione (o un buon editor), sono i refusi grammaticali e sintattici. Tra i più comuni: la terza persona del presente del verbo dare che vuole l’accento (“dà”, non “da”), così come la congiunzione “né”.
Questo il mio spassionato parere sull’opera Perché il vento soffia dello scrittore emergente Emanuele Martini. Ora tocca a voi leggere, votare, commentare.

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