Il dono del lupo di Anne Rice: pregi e difetti3 min read
Reading Time: 3 minutesDa qualche giorno è uscito nelle librerie italiane Il dono del lupo, di Anne Rice (Longanesi, 19,90 euro, 442 pagine). Specifico italiane perché negli Usa il romanzo è stato pubblicato nel 2012. Dunque, se cercate in rete troverete già molte recensioni in lingua inglese e non sono tutte positive. Personalmente ho trovato questo libro godibile. Una lettura che conferma le doti narrative di Anne Rice. Quello che manca, è un aggiornamento della figure dell’uomo lupo.

Se in Intervista col vampiro, la Rice stravolgeva la figura del vampiro rendendolo un antieroe attuale per quanto decadente, riscattandolo da certo anacronismo da conte Dracula e liberando le penne che avrebbero scritto poi (dubito che senza il vampiro Lestat della Rice sarebbe esistito l’Edward della Meyer), ne Il dono del lupo, la Rice riprende vecchie tematiche accorpandole e ottenendo un pastiche scontato.

Abbiamo un ragazzo che per sua natura è assai poco aggressivo e fa il giornalista (qualcuno ha detto Clark Kent?). Poi abbiamo un incidente che segna il classico passaggio di poteri: un lupo che morde il ragazzo poco aggressivo e lo marchia col dono (o la maledizione) di trasformarsi in licantropo. E abbiamo la trasformazione in uomo lupo, un essere dalle capacità sensoriali amplificate, la forza animale, che balza sui tetti e con le dita unghiate fa fatica a settare l’iPhone in modalità autoscatto (avete letto bene, in certi passaggi il romanzo rischia la deriva parodica stile Teen Wolf con Michael J. Fox – non la serie tv).

Certo, Il dono del lupo non è solo questo. Il nostro licantropo deve vedersela con la polizia e altri suoi simili che gli danno la caccia. Belle le descrizioni della villa misteriosa, persa in mezzo ai boschi, in cui il protagonista incontra una donna affascinante che segna il suo destino, subisce l’attacco del lupo che lo trasforma in licantropo e che poi elegge a sua tana. Riusciti anche i passaggi che riguardano la trasformazione in bestia, la presa di coscienza dei propri poteri che permettono di sentire come un sottofondo di voci, il coro dell’umanità e selezionare chi si vuole ascoltare e di stabilire un rapporto di felice e istintiva predazione con la città (in questi caso San Francisco) come se il mondo fosse una riserva di caccia e i cattivi le prede.
A tratti la prosa risulta fin troppo rapida e una scena si succede all’altra, una battuta si alterna alla precedente senza linea di continuità, come se l’autrice volesse mettere troppa carne al fuoco, aggiungere tutti gli elementi che le vengono in mente senza fluidificare bene il materiale. Ma, ripeto, nel complesso il romanzo tiene, l’interesse non viene mai meno.
Quello che manca…
È l’originalità. Qualcosa, una prospettiva nuova, che renda Il dono del lupo diverso dalla solita storia del licantropo così come Intervista col vampiro non era la solita storia di vampiri.
Difficile, anche per una grande autrice di bestseller come la Rice, reggere il passo con una generazione di giovani autori che sanno ibridare vari generi, mettere assieme licantropi e vampiri in una stessa saga e calarli in un contesto di amori e tensioni adolescenziali.
Se Frank Miller per rispolverare Batman nel Ritorno del cavaliere oscuro, lo faceva invecchiare di vent’anni e accentuava certi tratti fascistoidi del personaggio, ne Il dono del lupo, la Rice avrebbe potuto anche inventarsi, che so, un licantropo vegetariano invece di servirci la solita bistecca ormai senza sangue.
