Rcs e Mondadori, anche le radio passano di mano2 min read
Reading Time: 2 minutesarticolo di Paolo Armelli per Wired.it

Dopo mesi di trattative, ieri sera è stato firmato il contratto attraverso il quale, Antitrust permettendo, Rcs Libri cede i suoi marchi editoriali (Rizzoli, Bompiani, Marsilio, Sonzogno, Fabbri) a Mondadori, che già annovera Einaudi, Piemme, Sperling & Kupfer, Frassinelli. Ma questi accorpamenti di canali media non riguardano solo il mondo librario, in quanto cambiamenti significativi stanno avvenendo nel mondo della radio, con protagoniste sempre Rcs e Mondadori.
R101: da Mondadori a Mediaset
Proprio per dare liquidità alla casa editrice Mondadori in vista dell’acquisizione di Rcs Libri, a settembre è passata di mano R101, la radio appartenente al gruppo dal 2005. L’emittente è stata ceduta all’interno della stessa holding di Berlusconi (Fininvest), passando da Mondadori a Rti, società di Mediaset.
Rcs rinuncia al gruppo Finelco
Quasi contestualmente alla finalizzazione della trattativa per la cessione delle case editrici, Rcs Mediagroup ha dismesso anche le sue partecipazioni nel gruppo Finelco, la società di Alessandro Hazan che comprende Radio105, RadioMonteCarlo e Virgin Radio. Hazan ha ricomprato la maggior parte delle quote, ma nella società è entrata anche Mediaset. La prospettiva? C’è chi ipotizza la creazione di un nuovo gruppo radiofonico a cui Fininvest porterebbe in dote la propria emittente R101, da tempo in cerca di una identità più convincente.

L’importanza strategica del mercato radiofonico
Queste cessioni e queste acquisizioni sono significative di un rinnovato interesse per i media radiofonici. La radio sembra infatti uno dei pochi canali che in questi mesi sta riscontrando una crescita degli investimenti pubblicitari. Le radio Finelco (Radio105, RMC, Virgin), in particolare, hanno dimostrato negli ultimi anni grandi capacità di crescita in termini di ascolti e di introiti.
Schiacciata dai debiti, Rcs Mediagroup si è vista dunque costretta a cedere un altro dei suoi “gioielli di famiglia” (così li ha definiti Carlo Festa sul Sole 24 ore), ovvero degli asset potenzialmente strategici ma anche troppo onerosi. Le società di Berlusconi, da parte loro, hanno dimostrato invece di seguire precise strategie di crescita, anche aggressive, che ora si estendono dalla televisione (in cui si sta consumando la guerra aperta con Sky) ai libri fino al prezioso – e finora sottovalutato – dominio delle radio.

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