REcicli, le bici salvate dalla discarica3 min read
Reading Time: 3 minutesarticolo scritto da Alberto Grandi per Wired.it
Nell’era del riciclo ogni cosa può essere utilizzata, revisionata, assurgere a nuova vita, anziché venire buttata e sostituita. Non fa eccezione a questa tendenza (sarebbe bello se divenisse regola) la bicicletta. A Milano c’è un rivenditore di bici che si distingue dalla concorrenza per l’offerta basata su un usato sicuro e di garanzia, si chiama REcicli, il negozio lo trovate in via Londonio 18, ma è attivo anche online con un sito funzionale dove, oltre al catalogo delle bici, è aggiornato un calendario di iniziative per appassionati delle due ruote.

Come scritto sul sito, l’attività nasce dall’intraprendenza di due fratelli, Jacopo e Valerio Borgato, che nel 2009 trasformano la propria cantina in un’officina ciclistica, guidati da Cesare, compagno della loro madre, oggi meccanico, consulente pr e responsabile commerciale del progetto. Nel breve la passione si trasforma in business che ha una sua ragion d’essere sociale. Negli ultimi tempi c’è stato un boom di rottami abbandonati: gli ultimi dati di BiciclaMi parlano di 1085 unità prelevate nella sola Milano da Amsa nel 2014.
Ovviamente REcicli non prende le bici dalla strada, ma tratta con i proprietari degli scheletri a due ruote che giacciono in cantina, nei cortili dei condomini, dentro casa, e le restituisce al mercato proponendo un prezzo equo, basato anche sul grado di revisione apportata. Si tratta di un’attività che combina tre fattori: la causa (nobile) del recupero, la passione (meccanica) della rimessa in strada e il piacere della ricerca dei pezzi originali mancanti. Già perché le bici che tornano a pedalare sono tutt’altro che “rattoppate”.
“Alla fine, il limite reale per revisionare una bicicletta, è il telaio”, spiega Cesare. “Se il telaio non è sano perché piegato o troppo arrugginito, allora non ha più senso intervenire“. Oltre si sconfina nell’accanimento terapeutico.
“Spesso i condomìni ci chiamano per rimuovere e ripulire le rastrelliere nei cortili dove si trovano abbandonate parecchie biciclette” continua Cesare. “Da quelle situazioni la media è del 10% circa di ciò che possiamo salvare. La maggior parte vengono smantellate. Facciamo il possibile per recuperare tutte le parti che possiamo e che riutilizzeremo per ricondizionamenti futuri. Il resto va in discarica, separando i vari materiali“.
Ogni volta che REcicli termina una bici, questa “torna a brillare”. La bellezza di rimettere in pista sta proprio nella sfida. “Non siamo restauratori professionisti“, precisa Cesare, “ma in certi casi, abbiamo fatto ricondizionamenti che potremmo considerare ‘restauri conservativi’. Cioè interventi coerenti su vecchissime biciclette a cui abbiamo potuto montare pezzi originali che avevamo conservato e che alla fine sono tornate in mano ai proprietari increduli del risultato”.
In altre occasioni è stata smontato tutta la bicicletta, riverniciato talaio, e rimontati i pezzi originali, magari spazzolandoli prima o lucidandoli, per poi riconsegnare il ferro come nuovo. “Molte bici che ci vengono date in cura sono ricordi di famiglia appartenute al padre o al nonno”. È il caso della bianchi nella foto qui in basso.
Secondo Cesare, il boom vero della bicicletta deve ancora esplodere. “Il mercato sembra essere sulla strada giusta. Il futuro sarà certamente favorevole per la bicicletta e tieni conto che c’è tutta la parte di innovazione tecnologica relativa alle all’elettrico che prima o poi scoppierà veramente. Rimane da lavorare molto sulla viabilità perché le nostre città, Milano è tra queste, sono molto indietro rispetto a tante altri città europee. Ma qualche segnale c’è e speriamo bene!“.

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