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Visionaria: apologia di una sognatrice – recensione di Antonietta Bivona6 min read

1 Luglio 2015 4 min read
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Visionaria: apologia di una sognatrice – recensione di Antonietta Bivona6 min read

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Titolo: Visionaria
Autore: Maria Nicoletta Campero
Genere: Narrativa
Casa editrice: Robin Edizioni
Prezzo: 13.50 €

“Devo smettere di fantasticare continuamente, sì perché è solo di questo che si è trattato: della mia fantasia. Ha preso il sopravvento e mi impedisce di distinguerla dalla realtà. Devo fermarla o non sarò mai una bambina normale.”

Esiste una categoria, socialmente non riconosciuta, di cui alcuni di noi hanno la (s)fortuna di fare parte: la categoria dei sognatori. I sognatori sono quelli che, quando li incontri per strada, al supermercato, in biblioteca, sull’autobus, li riconosci subito: sono lì vicino a te, e tuttavia sono da un’altra parte; fisicamente presenti, ma con la mente a navigare per i sette mari insieme ai pirati e alla ricerca di un tesoro segreto. Sono quelli che hanno mille paturnie, mille stranezze e che, in questo mondo, si sentono sempre un po’ fuori posto.
Di questa categoria, fa sicuramente parte la protagonista di Visionaria: la bambina di cui l’autrice – Maria Nicoletta Campero – ci mostra uno spezzone di vita che va dalla nascita fino all’inizio dell’età adulta. In un racconto all’indietro, come una sorta di diario scritto tutto d’un fiato, la protagonista, ormai diventata grande, decide di chiudersi in una stanza d’albergo e di raccontare la sua vita fino a quel momento, di raccontarla a noi, ma forse anche a se stessa, per vederla più chiaramente e, infine, forse per comprenderla e tirarne fuori qualcosa di buono. Leggendo il suo racconto, il lettore scopre una vita fatta di visioni, sogni, avventure e di strani personaggi, attraverso i quali – con un po’ di fortuna – potrà riuscire a vedere anche se stesso.
La protagonista – di cui non ci viene rivelato il nome – è la sognatrice per eccellenza, il prototipo della sognatrice, in effetti è più che una sognatrice: è una visionaria. Una visionaria per davvero, perché i suoi non sono i soliti sogni da “voglio fare l’astronauta da grande” o “quella nuvola ha la forma di un dinosauro”, no: le sue sono delle vere e strampalate visioni – piene di fate, pellerossa, mostri marini e simpatici omini che vivono in un lampadario – , che l’accompagnano quotidianamente e che fanno parte di lei come se fossero un braccio o una gamba. Perennemente in conflitto con la propria immaginazione – ora la detesta ora non può farne a meno – la vita di questa giovane visionaria si snoda tra mille avventure e incontri alternati a insofferenza, sconforto e solitudine, che spesso la portano a scappare, a fuggire da una vita che non la soddisfa, fin quasi ad arrendersi, a lasciarsi andare, a chiudere gli occhi per sparire per sempre. I pochi contatti umani che riesce a instaurare sono quasi sempre labili, brevi ed effimeri: nessuno riesce mai a superare la sua orbita esterna. Tuttavia un sognatore, qualsiasi sognatore, ha dalla propria parte la forza dell’immaginazione, che riesce a sopperire a qualsiasi cosa e in qualsiasi momento, specialmente in quelli più bui. Ha dalla propria parte la fantasia, che riesce sempre a mandarlo avanti, a ridargli speranza, ogni volta e nonostante tutto.
All’inizio del libro, eventi e visioni sono nettamente distinti, e il lettore riesce a discernere senza alcun dubbio tra sogno e realtà. Questa linea di separazione, però, man mano che si va avanti con le pagine, si fa sempre più sottile, e la lucidità e la coscienza abbandonano il lettore così come la piccola visionaria, ed entrambi, travolti da questo vortice fantastico, cominciano a chiedersi quale sia la verità e quale il sogno. Si arriva ad un punto in cui non si sa più se gli eventi narrati siano frutto di una visione, se siano veramente capitati o addirittura se siano reali ma pericolosamente filtrati attraverso l’immaginazione. Tuttavia ci si rende pian piano conto che non ha poi così tanta importanza. Anche noi, come la visionaria, smettiamo di dimenarci, impariamo a non combattere più e a non farci troppe domande, ché si sa che i sogni vanno lasciati liberi, che odiano le catene e chi vuole incatenarli.
Il libro di Maria Nicoletta Campero suscita emozioni contrastanti, sia per quanto riguarda la storia che per la scrittura. Si presenta come un diario con annotazioni quasi sempre brevi, rapide e per lo più sconnesse. Prima dell’inizio del romanzo, c’è un’epigrafe in cui l’autrice ci rivela che il libro è stato iniziato quando aveva diciassette anni, e in effetti la scrittura e lo stile (soprattutto all’inizio) peccano di una certa immaturità stilistica (e un uso spropositato della punteggiatura!!!!), che penalizza non poco l’impatto col lettore. Man mano che il libro si sviluppa, però, i piccoli difetti iniziali cominciano a diluirsi e a dissolversi, e la narrazione a diventare più lineare e compatta. Il lettore riesce, pian piano, a simpatizzare con la protagonista e con le sue visioni, all’inizio quasi disturbanti. Alla fine però, la piccola visionaria riesce a farselo amico, questo lettore, – soprattutto se chi legge è un sognatore pure lui e se capisce bene quale dramma stia vivendo questa ragazzina senza manuale sulla vita, che si trova da sola ad affrontare un mondo che la esclude solo per il suo essere “diversa”, che non si preoccupa di conoscerla solo perché non è come tutti gli altri.
In fondo, è questo il focus del libro, anche se si presenta come un’iperbole e un’esagerazione estrema: è il dramma di tutti quelli che sono i sognatori di questo mondo. Quei sognatori che ogni giorno si trovano a combattere con questo e con quello per non sembrare pazzi, per dimostrare di essere perfettamente normali, per dire che, a differenza dei più, vivono mille e centomila avventure e vite, e che, sebbene il prezzo di tutto ciò sia incredibilmente alto, ne vale sempre la pena.
 
Conclusioni
Visionaria di Maria Nicoletta Campero, tutto sommato, si rivela una lettura leggera e piacevole, presentandosi come una vera e propria apologia di quelli che sono i sognatori di questo mondo. L’autrice prova a farci entrare nella testa di una di loro (forse la Campero stessa?) e ci mostra quanto sia difficile, doloroso e allo stesso tempo meraviglioso potersi dire un sognatore, specialmente in un mondo in cui di sogni ne sono rimasti ben pochi. Con qualche attenzione e cura in più, il libro avrebbe potuto addirittura presentarsi come un buon romanzo di formazione con una parte finale che si propone come un’accettazione, un compromesso, l’ingresso nel mondo degli adulti. Ma l’idea rimane in potenza: per trasformarsi in atto, scrittura e struttura sarebbero di certo dovute essere più mature. In ogni caso, l’idea di base rimane molto buona e la lettura potrebbe rivelarsi piacevole, ma soprattutto rassicurante per quegli adolescenti solitari, speciali e “strani”, che oggi credono di essere i soli e che ogni giorno fanno a pugni con un mondo che accetta solo l’ordinario.
 

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