Arcadia Comix Melzo, in cerca di "slave Leila"3 min read
Reading Time: 3 minutesOggi sarò all’Arcadia Comix a Melzo, un evento per appassionati di fumetti e cosplayer che si svolge tutto dentro un cinema. Ci sarà spazio anche per la letteratura: alle 20.30 nella Sala Terra l’evento “alla scoperta del Multiverso Artistico con Leonardo Patrignani e il suo ultimo capolavoro: There”.
Leonardo non solo è stato intervistato da Penne Matte, ma è anche tra i giurati del contest #RaccontiDistopici e per Wired, insieme a Francesco Gungui, aveva tenuto un workshop sulla letteratura di genere a una cinquantina di studenti di liceo al Wired Next Fest. Sarà un piacere ritrovarlo e porgli alcune domande riguardo al suo nuovo romanzo, ne nascerà un’intervista che riporterò qui nei prossimi giorni.
Arriverò un po’ prima ad Arcadia Comix per guardarmi intorno, rovistare tra i fumetti e ammirare i cosplayer e, non appena mi capiterà a tiro una “slave Leia” (Leila in italiano) le chiederò: “perché?”.
Sì, perché il costume da schiava Leila è così popolare tra i cosplayer? È una domanda che si pone un blogger americano, interrogandosi circa il successo stratosferico di questo travestimento per quanto sexy, tutto sommato scontato, da porno anni Settanta. I personaggi di Star Wars sono infiniti e spesso vantano caratterizzazioni più particolari ed elaborate di un costume così generico. Ma mentre vi parlo di Leia, commetto l’errore di dare per scontato che tutti voi sappiate chi è. Magari non è così.
La principessa Leila (interpretata da Carrie Fisher), come spiega la biografia su Wikipedia, “fu generata, insieme al gemello Luke Skywalker, dall’unione fra la senatrice di Naboo Padmé Amidala (morta subito dopo il parto) e lo Jedi Anakin Skywalker (divenuto Dart Fener). Subito dopo la nascita sul pianeta di Polis Massa nel 19 BBY, i gemelli furono separati per ordine di Yoda: mentre Luke fu affidato alla famiglia Lars su Tatooine, Leila fu adottata e cresciuta su Alderaan dal senatore, principe Bail Organa e sua moglie, la regina Breha Organa. Crescendo in mezzo ai politici, ebbe accesso ad un seggio nel Senato Galattico, dove giocò un ruolo segreto per l’Alleanza Ribelle“.
Leila è tra i personaggi principali della prima trilogia (in senso cronologico, ultima in senso narrativo). Nel capitolo VII, Il ritorno dello Jedi, tentando di salvare Ian Solo insieme al fratello Luke, viene scoperta da Jabba the Hutt, una sorta di gigantesco lumacone, criminale extratererstre che imperversa sul pianeta di Tatooine, diventandone schiava, da qui “slave Leila”. Nel breve scorcio di tempo del film in cui Leila da principessa ribelle decade ad oggetto erotico del suddetto lumacone, veste un bikini consistente “in un reggiseno di rame fissato sul collo e dietro la schiena da un filo, da lastre nello stesso materiale tenuti davanti e dietro all’inguine su un perizoma di seta rossa, e stivali di pelle. Al costume erano inoltre abbinati vari altri accessori, come un ferma capelli e vari braccialetti. In ultimo, c’è una catena ed un collare che la tengono legata a Jabba e con il quale, ironicamente, nel film riuscirà a liberarsi strangolandolo”.
L’attrice ammette che non fu una piacevole sorpresa venire vestita con un simiel costume che riduceva la donna a mero oggetto erotico e la sottometteva alle voglie maschili. Un editore di Wired America concordava, dichiarando che l’unico motivo della fama del costume era che “nessun dubbio che la visione di Carrie Fisher nel costume dorato fantascientifico si è bruciato nel subconscio sudaticcio di una generazione di fan che arrivavano alla pubertà nel 1983“.
Oggi i figli, o meglio, le figlie di quella stessa generazione, vestono il succinto bikini ad eventi quali l‘Arcadia Comix e in ciò, chiariamoci, non c’è niente di male.
Credo che, per quanto appassionato di Star Wars, l’ultima cosa che un padre vorrebbe vedere, è sua figlia che partecipa al Princess Leia Bikini Contest.

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