blog di Alberto Grandi
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Distopia, metafora dell'eterna lotta giovani-vecchi – #RaccontiDistopici3 min read

4 Giugno 2015 2 min read

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Distopia, metafora dell'eterna lotta giovani-vecchi – #RaccontiDistopici3 min read

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Il mondo sta invecchiando, inesorabilmente. Almeno quello Occidentale. È recente una classifica che vede l’Italia secondo paese più anziano. Si muore poco e si nasce ancor meno. I giovani fanno pochi figli, arrivano tardi al lavoro o non ci arrivano affatto, abbandonano ancor più tardi il focolare domestico dei propri genitori non perché siano dei bamboccioni, come disse un ministro, o troppo “choosy” come disse un altro ministro, ma perché mancano i soldi e un piano di vita atto a permettere di comprare una nuova casa.
Risultato: forever young.
Le cose stanno così? Lo stipendio dei giovani è stato sacrificato alle pensioni dei vecchi? Non so, forse è un’esagerazione. Fatto sta che i giovani di oggi sono la prima generazione che guadagna meno dei propri genitori. Fatta questa premessa, mi chiedo se la distopia, genere letterario che oggi va parecchio forte e su cui si basa il contest letterario che Penne Matte ha appena lanciato insieme a Wired.it, #RaccontiDistopici, sia una metafora del mondo contemporaneo che contiene in sé una voglia di ribellione e di riscatto. Pensateci: le due trilogie young-adult di maggior successo, Divergent e Hunger Games, sono ambientate in un mondo distopico dove a governare sono gli anziani o comunque i “non più giovani”. Gli eroi, o meglio, eroine? Adolescenti, inconsapevoli del proprio talento che diventano il simbolo di una generazione che vuole riscattarsi dal giogo di quella passata.
Il successo letterario e non solo della fiction ambientata in futuri distopici è quindi un urlo lanciato dai giovani ai vecchi per fargli capire che sono stanchi di galleggiare in una società che offre disoccupazione e come forma di svago realtà digitali sempre più convincenti? Può darsi. Quello distopico, però, è uno scenario che affonda lontano e si riallaccia addirittura alla mitologia greca. Questi romanzi young-adult attingono a piene mani dai miti. Chi sono gli oligarchi di Capitol City se non dei che si divertono a guardare vivere e morire gli uomini, ogni tanto aiutandoli, ogni tanto rendendogli le cose difficili? E Katniss, bella, vergine (si pensa) e abile con arco e frecce non ricorda forse la dea Diana?
Cosa dire, poi, di un’altra saga distopica come Maze Runner – Il Labirinto? Un ragazzo risale in superficie senza memoria fino a sbucare in una sorta di “villaggio recintato” che offre accesso a un labirinto. Il labirinto cambia ogni giorno, rendendo praticamente impossibile ricordarsi il suo percorso per uscirne. Tra i corridoi ci si imbatte in orrende creature. Il richiamo è fin troppo chiaro: il mito del Minotauro. Questo mito contiene molti elementi trasfigurati dal romanzi young-adult: il sacrificio di un gruppo di giovani (i sette fanciulli e le sette fanciulle che ogni anno Atene doveva inviare a Minosse, re di Cnosso, come punizione per avergli ucciso il figlio); un’arena dove i giovani vengono messi alla prova (il labirinto); un nemico da affrontare, apparentemente invincibile che garantisce ai vecchi il predominio (il Minotauro).
Se oggi i giovani disoccupati sono il sacrificio e i vecchi dirigenti e politici i padroni del mondo, rimane da capire chi possa essere il Minotauro.
Lo sai? Scrivilo in un racconto e partecipa al contest #RaccontiDistopici.

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