blog di Alberto Grandi
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Il film "Storie pazzesche" e la tragedia del volo della Germanwings2 min read

29 Marzo 2015 3 min read

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Il film "Storie pazzesche" e la tragedia del volo della Germanwings2 min read

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Non è bello speculare su una tragedia come quella dell’aero della Germanwings, compagnia low cost della Luftnhansa, l’Airbus 320 che si è schiantato sulle Alpi francesi con a bordo 150 persone per volere del pilota, Andreas Lubitz, che ha scelto di suicidarsi e di trascinare nel suo folle gesto i passeggeri e l’equipaggio. Non lo è e di speculazioni e parallelismi a anche disonesti, ne sono stati fatti in questi giorni. Il più facile, l’ha lanciato il Giornale che ha paragonato il gesto di Lubitz a quello di Schettino spiegando che il primo ha agito in modo più grave e disumano del secondo. Schettino non voleva uccidere nessuno, più che altro fare bella figura con la bionda moldava Cemortan, prodigandosi in un inchino, la pericolosa manovra presso la costa del Giglio che è costata il naufragio e la vita di 33 persone.
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Schettino, insomma, ha peccato di vanità, sconsideratezza e, da ultimo, vigliaccheria, se è vero che stava per fuggire dall’Italia. Un cattivo tutto sommato, se non giustificabile, comprensibile, nella tradizione italiana. Lubitz è un cattivo disumano. Un suicida che non ha avuto cura delle persone che erano a bordo del suo aereo e dunque se a suo tempo, l’informazione tedesca elesse Schettino ad antierore tipicamente italiano quella italiana ha ben pensato di eleggere Lubitz a antierore tipicamente tedesco. È la stampa bellezza! Quella che ci meritiamo.

A me più che Schettino, la tragedia della Lufthansa ha fatto venire in mente il film Storie pazzesche, di Damián Szifrón e prodotto da Pedro Almodovar. Il film è un’antologia di corti sull'”animale uomo”. Sei episodi, ognuno concluso nella sua parabola narrativa, che parlano dell’umanità, delineandone gli aspetti peggiori con qualche raro sprazzo di riscatto. Un film che, per impostazione e tematiche, ricorda I mostri di Dino Risi. Comunque, nel primo episodio, intitolato Pasternak, i passeggeri di un aereo – già in volo – si rendono conto di essere nelle mani di un pazzo, un certo Pasternak, chiuso nella cabina di pilotaggio, e temono il peggio. Il personaggio di Pasternak è quello di un depresso narciso un po’ come lo era Lubitz, stando almeno alle ultime news, accompagnate dai pareri dei soliti esperti. Se vedeste oggi Storie pazzesche, non potreste fare a meno di pensare alla tragedia della Germanwings, garantito.
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Una tragedia pazzesca, come il film di Szifrón che ci spiega quanto siano incomprensibili gli uomini, a qualunque paese appartengano, e quanto sia difficile prevenire e interpretare i gesti quando attingono al pozzo senza fondo di una mente depressa. L’unico rimedio per disinnescarne la negatività, l’unico antidoto al trauma della tragedia è quello dell’ironia anche spietata, come quella di Storie pazzesche. Un film perfetto non solo da un punto di vista registico, anche narrativo e che, facendo un rimando letterario, ricorda il Bukowski più allucinato, quello di Storie di ordinaria follia. Racconti che ci spiegano chi siamo e come arriviamo a toccare certi estremi. E delineano sulle nostre facce il riso dolceamaro della comprensione e anche quello feroce della iena.

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