Il web dice no alla copertina di Batgirl di Albuquerque4 min read
Reading Time: 3 minutesarticolo di Gianmaria Tammaro per Wired.it
A chi mi ha chiesto, e mi chiede ancora oggi, chi abbia interpretato il migliore Joker al cinema, non so dire se Jack Nicholson o Heath Ledger. E non perché le due interpretazioni, così distanti eppure così simili tra loro, siano paragonabili. Ma perché entrambe, a modo loro, mettevano qualcosa in mostra di uno dei personaggi più interessanti, più oscuri, della letteratura del fumetto contemporanea. Tra fanatismo e realismo, tra psicopatia e insana razionalità. Tra bene e male, tra vivere e sopravvivere. Bianco e nero, e un sorriso rosso, smorzato, che cola trucco sul pavimento.
Ho un’idea, chiaramente, di come il Joker sia. Ho un’idea di un uomo, di un serial killer, di una mente geniale e di tante, tantissime paranoie tenute insieme con la colla a presa rapida di una visione disincantata, cinica, del mondo. Vedo omicidi giustificati. Vedo il caos prevalere sopra ogni cosa. Vedo una giustizia fatta di vendetta, e un’eterna lotta contro l’Occidente e la sua morale (Batman non è l’incarnazione del bene, ma della capacità umana di risollevarsi, di combattere, di provare, e magari fallire, a riscattarsi).

Il Joker è l’altra faccia della medaglia. Quello che tutti vorremmo fare, dire ed essere ma che non possiamo. Il Joker è il sorriso slavato, maniacale, che ci piglia quando immaginiamo, desideriamo, vogliamo qualcosa. Il Joker è un mostro, e il mostro è quello che Rafael Albuquerque ha disegnato per la variant cover di Batgirl 41. Il sorriso, il cappello, l’insania follia che accende la paura di Barbara Gordon.
Una citazione a The Killing Joke di Alan Moore, il ricordo del passato della supereroina. La paura, l’ansia, la violenza. E il tutto senza nemmeno una goccia di sangue. Solo con due sorrisi: quello ampio e sincero di Joker, e quello disegnato, che nasconde l’espressione terrorizzata, di BatGirl.
Ai lettori – ad alcuni lettori – questa scelta non è piaciuta. Com’è già successo con la Spiderwoman di Milo Manara, sono arrivati a chiedere alla DC Comics di ritirare la cover. Sono scoppiate polemiche, sono partiti hashtag. E ancora una volta la community del web ha mostrato solo la sua forza negativa: quella destruens. La censura di un’idea. Il veto per l’opera di qualcun altro. Cosa si può e cosa non si può disegnare.
La DC Comics, su richiesta anche di Albuquerque, ha fatto un passo indietro e ha annunciato che non pubblicherà la copertina. E ancora una volta tornano le domande, quelle insistenti e petulanti, che ci facciamo su internet e su chi lo abita: quanta giustizia c’è, quanta effettiva libertà venga professata e rispettata. E se è giusto o no cedere alle richieste – assurde, visto che parliamo di un’opera di finzione – di una fetta di lettori.
Sembra di vivere nella terra di nessuno, tra i cowboy e gli indiani. Dove tutti possono sparare e uccidere. Dove tutti hanno il potere di fare del male tutti. Basta poco: un hashtag e un’idea, e la polemica è servita.
Ancora una volta, tirare in ballo Charlie Hebdo e la censura e l’incessante desiderio di essere liberi, liberi a tutti i costi di dire e pensare, non basta. Non è un nome o un’etichetta o un mantra diventato virale a furia di essere ripetuto che ci porteranno a fare della community virtuale un posto veramente libero. Non saranno certo queste cose che permetteranno al web di costruire oltre che distruggere. Non c’è il momento della controproposta, non c’è il momento fondamentale dell’argomentazione. Si spara a raffica, a zero, e si coglie quel che si semina: tempeste e tristezza.
Per me, la cover di Albuquerque era perfetta. Per me, nel suo Joker c’era il mio Joker. C’era quello di Alan Moore, c’erano sia Heath Ledger che Jack Nicholson; c’erano centinaia e centinaia di storie e di fumetti. C’era la follia. C’era l’anti-Batman.
Per qualcun altro, invece, era solo violenza ingiustificata. Nonsense puro e semplice. Istigazione a fare del male. Denigrazione della donna.
Chi ne esce sconfitta, però, non è Barbara Gordon che anzi, nel corso degli albi DC ha sempre dimostrato, come Batman prima di lei, di sapersi rialzare, di andare avanti. Ne usciamo sconfitti noi, che di un’idea abbiamo colto solo la sua parte peggiore.

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