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Perché la tv italiana non ci proporrà mai uno cattivo come Frank Underwood4 min read

9 Marzo 2015 3 min read

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Perché la tv italiana non ci proporrà mai uno cattivo come Frank Underwood4 min read

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Articolo di Silvia Vecchini per Wired.it

House of Cards è la serie del momento, i motivi del suo successo sono tanti, primo fra tutti il suo personaggio principale. Frank Underwood è un uomo controverso, un cattivo vero. I tratti del suo carattere ci fanno tornare in mente le tragedie di Shakespeare, il suo rapporto con la moglie, in particolare, ricorda per filo e per segno Macbeth. La sete di potere, gli omicidi efferati per arrivare da semplice membro del Congresso al posto più ambito: la Casa Bianca. Quelli di Frank Underwood sono “talenti davvero sprecati in una democrazia”, come evoca un tweet dell’account fake di Re Enrico VIII.


Nella terza stagione si esagera sotto un altro aspetto. La Chiesa e il rapporto con la religione. La prima scena si apre con il protagonista, appena nominato Presidente degli Stati Uniti, che si reca al cimitero e urina sulla tomba del padre. Qualche episodio più in là, lo stesso Presidente, dopo aver amabilmente discusso di fede con il reverendo che ha officiato il funerale di un marine, si avvicina al crocifisso e parla con Gesù Cristo. “Amore? È questo quello che vendi? Beh, non me la bevo”. Poi gli sputa in faccia. Il crocifisso cade dalla croce e si frantuma in mille pezzi. Underwood si tiene l’orecchio rimasto.
Profanazione, sacrilegio, spergiuro, cattofatalismo. Pare che il rapporto con la Chiesa nella tv americana (su Netflix, almeno) sia risolto. Nella tv americana esistono personaggi che hanno dubbi morali, che non credono in Dio, che lo disprezzano e lo manifestano con gesti profani. Questi personaggi sono falsi, in ogni discorso del Presidente Underwood infatti non manca mai la formula di commiato dopo ogni comunicazione: “God bless America”. Il rinnovo dei voti matrimoniali si svolge in chiesa, e se un personaggio deve diventare un concorrente alla Casa Bianca è meglio che si sposi.
Perché in Italia non vedremo mai un ateo, uno che spergiura, che piscia sulla tomba del proprio padre, che disprezza l’insegnamento cristiano di Gesù Cristo, che sputa sulla croce? Perché la nostra è la tv dei santi. Da noi intere serate sono dedicate alle fiction sul papa. Da noi i preti sono protagonisti di serie tv che risolvono crimini con una parola di conforto.
Ecco perché non avremo mai un personaggio come Frank Underwood, che piscia sulla tomba del padre o butta giù Cristo dalla croce (in senso metaforico ma anche letterale) in prima serata (ma nemmeno in seconda) ma soltanto su Sky Atlantic.
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In Italia noi dobbiamo spiegare perché un personaggio è cattivo, non possiamo godercelo per quello che è. Un chiaro esempio è la serie tv Gomorra, l’unica cosa fatta bene che è uscita dal circuito nazionale e ha successo anche in altri paesi. Su Rai3 Gomorra è presentata da un’orazione di un’ora dove ci viene spiegato perché quei personaggi fanno quello che fanno. Perché esiste la camorra, e come questa sia simbolo di decadimento dei costumi, di degrado morale e come il comportamento dei protagonisti sia chiaro segno di crisi dei valori della nostra società.
Per accettare cinquanta minuti di cattiveria la nostra tv diventa una grossa aula di religione dove i rieducatori del paese reale (Fazio, Gramellini e Saviano sono i primi che mi vengono in mente, e di solito i tre fenomeni si manifestano contemporaneamente) si ritrovano per pontificare e spiegarci perché i cattivi sono cattivi: per fare dei pipponi, insomma. Per spiegare le cose invitano anche ospiti, e non oso immaginare quale alta carica sarebbe chiamata a svolgere l’omelia di anticipazione per disaminare un personaggio come Frank Underwood. È questa la tv che vogliamo? Io no.
Nella tv che vorrei, l’Aiart non esisterebbe, il medioevo sarebbe solo un momento bellissimo e lontanissimo della storia dell’umanità rievocato talvolta su Youtube da Dario Fo e da certi dipinti in certe chiese gotiche.
Nella tv che vorrei si potrebbe dissacrare, bestemmiare, tutto in serenità, tra amici.
Nella tv che vorrei ci sarebbero meno santi, meno Dio, meno preti.
Nella tv che vorrei ci sarebbe una serie tv, italiana, che non ha niente a che vedere con le categorie fazio-saviane predefinite di educazione delle masse, con un Frank Underwood in prima serata.
Leggi anche:
Le serie tv più attese del 2015

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