Scrivere in Italia oggi significa…3 min read
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Prima di iniziare una storia, bisognerebbe chiedersi: che cosa posso raccontare del luogo e del tempo in cui vivo? Perché la pagina è come il destino: ogni autore non può scappare da se stesso, può solo affrontarsi, guardare in faccia le cose belle e brutte che lo circondano e tradurle in chiave narrativa. Ieri Pasolini e Moravia ci spiegavano, con la penna, rispettivamente cosa significava essere omosessuali e borghesi nella loro società. Oggi, un autore italiano, di cosa scrive? Ecco secondo me 5 problematiche assai tipiche del nostro odierno paese che possono essere d’ispirazione.
Ne avete delle altre?
Università
O più generalmente, istruzione. Studenti e docenti. Secondo recenti ricerche gli studenti italiani sono tra i meno preparati al mondo del lavoro. Per quanto riguarda le cattedre di insegnamento, è noto che sono assegnate a parenti e amici. Il fenomeno dei cervelli in fuga è una conseguenza del baronaggio degli atenei. Se nella letteratura dell’Ottocento e del primo Novecento, l’emigrazione veniva raccontata come un rimedio alla fame e alla miseria, oggi potrebbe essere svolta come una fuga da un oscurantismo intellettuale e un tracollo finanziario di cui è vittima il nostro paese. In un certo senso qualcosa di simile l’ha già scritto Filippo D’Angelo con La fine dell’altro mondo.
Velinismo
Con questo termine intendo la mercificazione del corpo femminile. La sua esposizione mediatica. La riduzione della donna a cosa da guardare, desiderare. Un romanzo sul velinismo dunque sarebbe un romanzo sulla donna di oggi, su come viene penalizzata dalla politica, rappresentata dai mass media e percepita dal maschio italiano. Mi viene in mente il romanzo di Philip Roth, Il seno, parlava di un uomo che si trasforma in una grande mammella. Qui l’Io narrante potrebbe essere il culo, perché no, le riflessioni etiche di un paio di glutei sodi e rotondi di proprietà di una ragazza ventenne che passa dalle trasmissioni in prima serata ai festini della politica. Tipo Confessioni di un lato b.
Passione gastronomica
Se c’è una cosa – una delle pochissime – in cui noi italiani siamo ancora maestri è il cibo. L’arte gastronomica non ci manca e potrebbe essere tradotta in opera narrativa in molti modi. Un autore lo ha già fatto, ha scritto un romanzo di fantascienza a metà tra le avventure picaresche e il ricettario, Massimo Mongai con Memorie di un cuoco d’astronave.
Senso della famiglia
Qualche anno fa ero stato alla conferenza tenuta da un criminologo che citando dati affermava che in Italia, contrariamente a quello che si pensa, si uccide meno rispetto al passato, ma si registrano sempre più reati all’interno della famiglia. Le cronache parlano spesso di mariti che ammazzano mogli, madri che uccidono figli e così via. Sul senso della famiglia, la claustrofobia di essere figli a oltranza in un paese che per cultura e situazione economica non offre chance di trovare un lavoro, vivere soli, essere adulti, qualcuno ha mai scritto qualcosa?
Precariato
Tema gigantesco, tragedia generazionale del nostro paese che mina le basi del futuro e offre spunti, per lo più amari, ma narrativamente validi. Comunque qualcuno ne ha già scritto, ad esempio Pietro De Viola in Alice senza niente.