Il teletino, lo smartphone di Buzzati

Alberto Grandi

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Forse l’Italia non sarà un paese dove il fantasy classico ha una lunga tradizione, ma la letteratura più genericamente fantastica ha prodotto autori di punta, che il resto del mondo può solo invidiarci. Tommaso Landolfi, ad esempio (Racconto d’autunno, La spada, Le tre zittelle, tutti pubblicati da Adelphi) e Dino Buzzati. Quest’ultimo aveva una fantasia inesauribile. I suoi racconti proliferano di situazioni assurde, creature mostruose, diaboliche, seducenti, donne letali, diavoli, assassini e… teletini….

Nel 1966, quando Steve Jobs aveva appena 11 anni e la rete era al massimo quella da pesca, Buzzati scriveva un racconto in cui immaginava, dopo essere stato ibernato su richiesta del suo direttore che voleva per il Corriere un reportage sul futuro, di ridestarsi nella Milano del terzo millennio. L’autore trova una città cambiata ovunque, tranne che alla Scala. Dove, tuttavia, si registra una grande novità, i teletini:

Si tratta di un malcostume diffuso da pochi mesi in seguito di certi telefoni- televisori tascabili con i quali è possibile parlare e vedersi entro un raggio di trenta chilometri. Una moda diventata una sorta di frenesia. Le donne passano intere giornate a chiacchierare e a spettegolare con le amiche fornite anch’esse di teletini“.

Il passaggio si trova nel racconto Cronache del 2000, tratto dalla raccolta Lo strano Natale di Mr. Scrooge e altre storie (Arnoldo Mondadori Editore, 1990).

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