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Posts: 8
Da dove cominciare?
Started by Knight Daggo Roschi 1 year ago
Premetto che scrivo principalmente nella sezione fantascienza.
Premetto anche che non leggo fantascienza.
Lo so, è strano per uno che bazzica un posto come questo, ma sono un lettore di articoli e saggi, la narrativa è quasi estranea alla mia attuale alimentazione letteraria.
Era estranea, se vogliamo essere precisi (allo stato attuale anzi, profetici), in quanto oggi ho barattato ad una bancarella otto libri a stock per una dozzina di spiccioli.
L'ho fatto perché mi ispiravano, perché era un po' brutto scrivere senza leggere gli altri autori e perché imparare leggendo i racconti scritti dagli altri è carino, ma dopo un po' diventa scomodo. Ecco i titoli:

Oltre il pianeta del vento
American Acropolis
WWW1: risveglio
Futuro remoto (AA.VV)
CrossFire: L'ultimo Pianeta
Venere sulla conchiglia
Cristalli sognanti [ liberi di non crederci ma ho scritto un racconto dove c'è una classe di computer fotonici che fanno una cosa del genere, è stato proprio questo titolo ad attirarmi verso il pacchetto]
La città e le stelle

Sono bei libri?
Voi da quale comincereste?
Aspetto notizie Pennemattiani!

Posts: 8
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Knight Daggo Roschi replied 1 year ago...

Li ho cominciati tutti con finalità esplorativa e, per adesso, quello che maggiormente mi ha colpito e che pertanto attualmente giace sul mio comodino è: La Città e Le Stelle di Arthur C. Clarke, finito di leggere faccio un commento al testo.


Posts: 3
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Peasant Stefano Spataro replied 1 year ago...

Ciao Emanuele!
Io non ne ho ancora letto nessuno, ma so per certo che gli ultimi tre devono essere incredibili e sono in una mia lista di lettura futura.
Attendo i tuoi giudizi.


Posts: 8
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Knight Daggo Roschi replied 1 year ago...

La Città e le Stelle

Il libro (ho scoperto) è un classico della fantascienza, ma non per questo ne tesserò incondizionatamente le lodi.
Inizialmente mi è piaciuto e poi mi ha lasciato l'amaro in bocca, lo stesso amaro che lasciano le occasioni sprecate perché, diciamocelo, il potenziale c'era, ma non si è concretizzato al giusto livello.
Si tratta di un romanzo per certi versi lodevole e per altri assai meno, i cui peccati sono molteplici, minori ma al contempo gravissimi, e che alla fine si fa dire un si da chiunque, ma di quelli che non possono essere pronunciati senza anche scuotere la testa.
Forse la cosa che meno ho apprezzato (anche visto che Clarke è uno scienziato) è il modo che l'autore usa per approcciarsi alla mente.
La mente è materia e la materia è mente, questo è il monismo, la base di tutte le neuroscienze.
La mente è rappresentazione e non realtà, la rappresentazione sottostà per vincolo adattivo al principio di parsimonia, questo è il cuore di ogni epistemologia evoluzionista.
Il pensiero è elaborazione dell'informazione e l'informazione necessita di un medium per essere trasmessa, quest'ultimo è il cuore della termodinamica e della teoria dell'informazione.
Ovviamente i tre punti che ho esposto, in queste forme annacquate, sono grezzi e imprecisi ma in essi, anche in una versione così grossolana, c'è molta più verità che errore (almeno in un ottica scientifica) e credo che risultino a modo loro tutti comprensibili ai contemporanei.
Clarke invece questi principi li abbandona (insieme a diversi altri) e negandoli contravviene ai principi della fantascienza: la fantascienza deve essere coerente e deve portare la meraviglia del Metodo (quello con la M maiuscola insegnato al mondo da un certo pisano) nelle sue storie.
Sia chiaro non dico che ogni tanto non si possa fare uno strappo alla regola (qualcuno ha detto viaggi superluminali?) ma si deve avere consapevolezza di dove si sta barando, scusarsi con il lettore e fare con lui un patto: qui facciamo finta che questa cosa vada bene, ok?
Questo patto l'autore non riesce a stringerlo, e non si capisce se il problema sia la sua inconsapevolezza sulle leggi che sta infrangendo o una deliberata scelta stilistica.
Non entro ulteriormente nel dettaglio (nei dettagli anzi, i problemi sono molteplici) perché non voglio spoilerare a nessuno il testo ma, la decantata fantascienza dura dell'inglese, forse anche per colpa della datazione dei testi, oggi fa quasi sorridere; alla fine è più una specie di fantasy che alterna momenti di belle idee scientifiche a momenti (molto) meno riusciti.
Ovviamente comunque ci sono anche note positive, le idee che si respirano di tanto in tanto leggendo sono piacevoli e se il libro è stato il primo dei sei ad essere finito, è perché comunque a modo suo è riuscito ad interessarmi più dei suoi diretti concorrenti.
Sia per modalità narrativa che per idee esso ha spicchi d'originalità e Diaspar è bella, così come il suo popolo, alcune sottotrame e certe idee trasversali del testo.
Il vero problema è che troppe volte l'universo che dipinge Clarke non solo non è quello che conosco (questo sarebbe un merito) ma non potrebbe nemmeno esserlo.

Emanuele


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Peasant Stefano Spataro replied 1 year ago...

Ciao Emanuele, grazie per le suggestioni. Appena lo leggo ti dirò la mia...


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Knight Daggo Roschi replied 1 year ago...

Io invece seguirò i tuoi consigli e, appena un po' più libero, metterò in cantiere la lettura di uno tra Venere sulla conchiglia e
Cristalli sognanti. Ci risentiamo presto per una nuova recensione.


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