blog di Alberto Grandi
Articoli

È importante avere in mente la trama prima di mettersi a scrivere?2 min read

31 Ottobre 2021 2 min read

author:

È importante avere in mente la trama prima di mettersi a scrivere?2 min read

Reading Time: 2 minutes

Non sempre. Alcuni scrittori iniziano una storia sulla base di un input ricevuto dalla realtà esterna, senza aver chiari gli sviluppi.
Esempio: come raccontato nel libro-intervista scritto da Alain Elkann Vita di Moravia, Alberto Moravia scrisse La romana dopo aver incontrato una giovane prostituta a Roma; la ragazza lo portò a casa per consumare il rapporto mercenario e Moravia vi trovò la madre che disse: “Di’ un po’, ma dove l’hai mai visto un corpo così, guarda, dove l’hai mai visto”. Quell’evento, quelle parole tipiche di una cultura popolare capitolina di quei tempi, cinica e umana insieme, si tradussero in un romanzo di 550 pagine scritto in quattro mesi.

Stephen King, in un’intervista che potete vedere su YouTube, raccontò che durante la stesura del romanzo post-apocalittico The Stand, si bloccò. Ad un certo punto, la storia vede un gruppo di sopravvissuti che arriva in Colorado. King spiega che non sapeva come proseguire la trama e per tre settimane il libro rimase fermo.

Alcuni autori prendono appunti su appunti al fine di arrivare il più preparati possibili davanti alla macchina da scrivere. Ad esempio, Salinger, riguardo alla famiglia Glass che occupò gran parte della sua produzione, aveva un vero e proprio dossier sui suoi membri. Appunti su appunti che descrivevano i vari fratelli e sorelle, i genitori. Bisogna dire che Salinger più che storie vere e proprie ha creato personalità la cui voce arrivava potentemente al lettore. Insomma, è il classico scrittore in cui più che il cosa conta il come.

Ci sono rischi in entrambe le modalità. Se ci si affida al caso, all’ispirazione del momento, senza avere nemmeno una vaga idea di trama, si rischia di scrivere un divertissement fine a se stesso. A meno che non si sia bravi come Murakami che in Dance, Dance, Dance racconta una storia che è una non-storia.
Se ci si attiene troppo rigidamente a uno schema, la scrittura perde spontaneità, anziché un flusso a tratti illuminato dall’intuizione suona come una lista della spesa.

Meglio avere un’idea di massima, uno scenario mentale che ci permetta di muoverci con disinvoltura ma con dei confini chiari che evitino di smarrirsi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Su questo sito web utilizziamo strumenti di prime o terze parti che memorizzano i (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire il corretto funzionamento del sito (technical cookies), per generare rapporti sulla navigazione (statistics cookies). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore.