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Che differenza c’è tra leggere un libro e un ebook? Nessuna3 min read

22 Ottobre 2021 3 min read

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Che differenza c’è tra leggere un libro e un ebook? Nessuna3 min read

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Almeno a livello di contenuti.
Il libro di carta e l’ebook assolvono il medesimo compito: trasmettere informazioni attraverso la parola scritta.
Che voi leggiate Guerra e pace sulla carta o che lo facciate su un ebook non cambia nulla. Non penso che la parola impressa sulla carta acquisti maggiore profondità di quella impressa sul formato elettronico. Se Tolstoj fosse vivo e voi gli diceste: “Sai, ho letto il tuo romanzone su un libro cartaceo ed è tutt’altra cosa che leggerlo su un libro digitale”, forse si arrabbierebbe. Direbbe: “Il libro sono io. Sono i pensieri e le emozioni che ho tradotto in parole. E prescindono dal formato in cui sono stati messi”.
La differenza tra i due formati è appunto formale.

I libri sono belli da sfogliare. Si consumano, sono testimonianze tangibili di un’avventura che abbiamo vissuto con la lettura di una storia. Sono l’equivalente di una medaglia che abbiamo vinto dopo una gara. Un’attestato di intelligenza, sensibilità e buon gusto. E poi fanno arredamento. Non è un modo di dire, ma un salone pieno di libri è una cosa diversa che uno che ne è completamente spoglio.
Gli ebook sono qualcosa di utile ed estremamente comodo, ma non sono belli. E forse è questo il problema della loro lenta crescita nel mercato digitale.
Un Kindle non è un oggetto bello.
Un tablet rigido e dalla forte retroilluminazione penalizza l’esperienza della lettura.
Stessa cosa per uno smartphone.

La comodità, però, avrà la meglio sulla forma anche nel caso degli ebook. Ne sono convinto perché la stessa battaglia si è già consumata in passato e l’esito è sempre stato lo stesso. Non parlo solo della sconfitta subita dal vinile e dalle audiocassette per mano dei comodi mp3.
Prima di Gutenberg e dell’invenzione della stampa a caratteri mobili, il libro era un oggetto assai prezioso, lavorato da religiosi per altri religiosi o per l’élite nobiliare e la miniatura era una vera e propria arte che ne aumentava il valore. La stampa a caratteri mobili fece quello che sta facendo ora il digitale: tolse bellezza all’oggetto in sé, ma ne sgravò i costi di produzione (certo, decretando l’estinzione di una categoria, quella dei miniaturisti, appunto) e ne rese disponibile il contenuto a tutti.

L’AIE-Associazione Editori Italiani ha diffuso dati che mettono in luce il momento positivo che sta vivendo l’editoria. Con un giro di affari di oltre 3 miliardi di euro, nel 2020, complice senz’altro il lock-down, si è posizionata al secondo posto nell’industria culturale in Italia e al terzo come industria editoriale europea dietro Germania e Regno Unito. Riguardo al digitale (ebook, audiolibri e banche dati): +10,9% pari a 430,2 milioni. Le vendite degli e-book sono aumentate del 37% e del 94% quelle degli audiolibri. Lettura e ascolto digitale coprono il 7,4% del mercato contro il 5,3% del 2019. Le librerie online in un anno hanno compiuto un balzo dal 27% del mercato di varia al 43%.

C’è poi la questione della carta. La materia prima di cui sono fatti i libri. Il suo prezzo è aumentato in tutto il mondo dato che, col progressivo abbandono della plastica, l’industria sta optando per alternative come la cellulosa segnando un aumento della produzione. L’aumento del prezzo e la lentezza nella produzione per il carico di commissioni, ha fatto sì che le aziende che stampano i libri chiedano agli editori di pianificare in anticipo sia le date di uscita dei propri libri che il numero di copie da stampare per titolo.
C’è insomma un problema di risorse materiali che riguarda l’industria a vari livelli – anche quella editoriale. Un problema che potrebbe avere nel digitale la sua soluzione.
Ecco perché dico che alla fine l’ebook vincerà sul libro. Sarà una cosa lenta, ma inevitabile.

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