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Senza zucchero – Due cucchiaini2 min read

29 Settembre 2021 2 min read

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Senza zucchero – Due cucchiaini2 min read

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Due cucchiaini

Svitò la moka e pensò che quello era il giorno giusto per cambiare vita. Aveva quarant’anni, del resto. Era nel mezzo del cammin. Se non un po’ più in là.
Prelevò il caffè dal barattolo, quello di acciaio satinato, e lo versò nel filtro, stando bene attento a non andare oltre i bordi e premendo appena con il cucchiaio. Avvitò il raccoglitore alla caldaia e depose la moka sul fornello, quindi lo accese.
Lei insisteva perché il caffè venisse preparato a fiamma bassa, bassissima. Diceva che era il solo modo di prepararlo, di ottenere un buon caffè. In effetti, quello che preparava lei era sempre buono. Quello che preparava lui, invece, a volte buono, a volte così così.
Il caffè, comunque, che fosse preparato bene o male, era una di quelle abitudini che avrebbe cancellato. Sì, pensò, mentre osservava la fiamma palpitare bluastra sotto la base della moka, smetterò di berne, perché oltre a fare male al fisico, a me il caffè ha sempre reso nervoso.
Avrebbe mangiato meno carne, soprattutto rossa, e avrebbe cominciato a fare sport. Lo sport era importante.
«Giulio…»
La vita sedentaria gli aveva anchilosato le ossa, incurvato la colonna vertebrale.
«Giulio, il caffè!»
A quarant’anni il corpo era una macchina che andava revisionata periodicamente e della cui manutenzione bisognava occuparsi attraverso il giusto esercizio fisico.
«Giulio!»
«Arrivo» disse lui, ma piano e difatti lei non lo sentì e per la quarta volta urlò il suo nome,
«Arrivo!» ripeté lui, questa volta a voce più alta.
«E ricordati lo zucchero: di canna, non bianco, e due cucchiaini, non uno!»
«Sì, sì, va bene…» disse lui, a voce di nuovo bassa.
Di solito, per dispetto, di zucchero ne metteva tre cucchiaini anziché due e lei non si accorgeva di nulla. Quella mattina però, al secondo cucchiaino si fermò. Era il suo ultimo caffè. Era giusto che lo bevesse come lo desiderava.
La moka borbottò e infine sibilò, sfiatando dal becco una nuvola di vapore.
«Allora, questo caffè!»
«Eccolo!»
Lui versò il contenuto in una tazzina e depose la tazzina su un vassoietto.
Poi infilò la pistola sotto la cintura e coprì il calcio con la maglietta.
«Giulio!»
«Tesoro, un attimo di pazienza!»
Prelevò il vassoietto, aprì la porta della cucina spingendola con la schiena e salì le scale che portavano in camera da letto per servire l’ultimo caffè a sua moglie.

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