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Stiamo assistendo a un’età dell’oro della fantascienza italiana?5 min read

11 Ottobre 2019 4 min read

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Stiamo assistendo a un’età dell’oro della fantascienza italiana?5 min read

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Articolo di Carmine Treanni per Wired.it col titolo “Fantascienza italiana: si può uscire dal ghetto?”

C’è una metafora che da sempre, accompagna la fantascienza scritta da autori italiani: “il ghetto”. Soprattutto in passato, gli scrittori italiani hanno fatto parte di una comunità autoreferenziale, in cui si incensava il collega che si riteneva amico e si litigava con altri autori, appartenenti ad altri gruppi. Questo atteggiamento non ha certo posto le basi né per invogliare la critica ufficiale a prendere in considerazione le opere né per allargare il numero di lettori.

Qualcuno potrebbe citare il nome di Valerio Evangelisti come esempio di un autore che è riuscito ad uscire dal ghetto, ad aver pubblicato con un grande editore (Mondadori) e a vendere perfino all’estero. Ma è davvero così? Sì e no. È vero che Evangelisti ha vinto il Premio Urania nel 1994, ma è anche vero che la narrativa dell’autore bolognese – Eymerich in particolare, il suo personaggio più famoso – non può essere ascritta alla fantascienza tout court. Quindi, un caso più unico che raro di uno scrittore che è riuscito a plasmare tutti i generi letterari per metterli al servizio della sua poetica.

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Ora, segnali incoraggianti ci inducono a sostenere che si potrebbero aprire prospettive impensabili fino a qualche anno fa per la scifi italiana, a patto però che non si commettano gli errori del passato. Potrebbe accadere qualcosa di simile a quello che è successo agli scrittori di giallo e noir italiani all’inizio degli anni Novanta, quando, sostenendosi a vicenda e promuovendo le loro opere al pari di quelle degli altri, sono passati dall’essere autori più o meno di nicchia a celebrate “rockstar” in Italia e nel mondo (pensiamo a Carlo LucarelliMassimo CarlottoGiancarlo De CataldoMaurizio de Giovanni, Antonio Manzini…)

Provando a capire quali sono i segnali di rinascita per la science fiction nostrana non possiamo che partire da Urania, la storica collana mondadoriana che dal 1989 premia un romanzo inedito di fantascienza, che viene pubblicato l’anno dopo. E qui veniamo ad un ulteriore punto dolente. In questi trent’anni, per lunghi periodi, per uno scrittore italiano di fantascienza ottenere una certa visibilità significava solo una cosa: vincere appunto il Premio Urania. Si raggiungeva un consistente numero di appassionati e con un po’ di fortuna si riusciva a strappare qualche articolo su un quotidiano o settimanale importante. Man mano le cose sono cambiate, sotto la cura del Giuseppe Lippi, che ha curato il premio fin dalla sua nascita, e con lo scrittore Alan D. Altieri nelle vesti di editor. Sono cominciati ad apparire altri romanzi, oltre al vincitore del premio, e sono state ripubblicate opere che hanno fatto la storia della fantascienza italiana, soprattutto nella collana Collezione Urania. Questo lavoro è ora portato avanti da Franco Forte, editor di tutte le collane da edicola della Mondadori (Il Giallo, Segretessimo, Urania).

La casa editrice di Segrate ha già dato, negli ultimi anni, alcuni segnali importanti. Intanto, nel 2016, è stato pubblicato un libro con tutte le storie della saga di Mondo9 di Dario Tonani, nella collana Millemondi, che per la prima volta era interamente dedicato ad un autore italiano. Nel 2017, su Urania è apparsa l’antologia Le variazioni di Gernsback, con racconti sia di autori anglosassoni sia italiani. Nel 2018, nella collana da libreria Oscar Fantastica è apparso un romanzo di Tonani, sempre appartenente alla sua saga più famosa: Naila di Mondo9. Anche qui, siamo davanti ad un evento epocale per la fantascienza italiana. Infine, nel luglio di quest’anno, è apparsa sempre in Millemondi l’antologia Strani mondi, con alcuni dei più importanti autori italiani.

Ma è il futuro il terreno nel quale si giocherà il destino della fantascienza italiana. A novembre, verrà pubblicato il romanzo vincitore del Premio Urania 2018, che è andato a Le ombre di Morjegrad di Francesca Cavallero; la Mondadori è intenzionata a rilanciare la fantascienza scritta da autori italiani; infine verranno traghettati in libreria molti titoli della collana Urania, tradizionalmente ospitata nelle edicole.

La fantascienza italiana si regge, da sempre, sui piccoli e medi editori che dal punto di vista della qualità delle opere pubblicate, non hanno nulla da invidiare al colosso di Segrate. Editori che si riuniscono ogni anno a un appuntamento chiave per il scifi e il fantastico nostrani, ovvero Stranimondi, che quest’anno si terrà il 12 e 13 ottobre, a Milano presso la Casa dei Giochi (Via Sant’Uguzzone, 8). Nel corso di due giorni gli appassionati potranno assistere a decine di panel sul mondo del fantastico e conoscere da vicino autori come Jasper Forde, Tullio Avoledo , Leonardo Patrignani, Cecilia Randall, Franco Brambilla, Anders Fager, Zhang Ran, Claude Lalumière e Maurizio Nichetti.

Segnaliamo tra le novità fantascientifiche più interessanti due antologie di racconti portate dalla Delos Digital: DiverGender, curata da M. Caterina Mortillaro e Silvia Treves, che affronta attraverso la fantascienza il tema del genere, i suoi confini, le sue varianti; Altri futuri, curata da chi scrive, il primo tentativo di redigere un’antologia del “meglio dell’anno” della fantascienza italiana indipendente. Indipendente perché comprende solo testi editi da editori più o meno specializzati, lasciando fuori quelli pubblicati da Urania o Mondadori in generale.

Come ha sottolineato Silvio Sosio in appendice all’antologia Strani mondi, si può parlare di una vera e propria “età dell’oro della fantascienza italiana”, sia per la mole di opere proposte sia per la qualità delle idee e della scrittura.
E allora si può uscire dal ghetto? La risposta è sì, con pazienza, passione e senza animosità fra editori, autori e quanti operano nel mondo della fantascienza a vario titolo, in modo che tutto il movimento possa crescere.

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