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Perché i dittatori piacciono tanto in letteratura3 min read

8 Luglio 2019 4 min read

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Perché i dittatori piacciono tanto in letteratura3 min read

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Articolo pubblicato su Wired.it

Antonio Scurati ha vinto l’edizione 2019 del Premio Strega con M. Il figlio del secolo (Bompiani). L’autore sale sul podio alla terzo tentativo, nei precedenti due si era posizionato secondo. Il suo romanzo è uno sguardo ravvicinato sugli anni della nascita e dell’ascesa del fascismo, dal 2 marzo 1919 in cui a Milano vennero fondati i Fasci da combattimento, al discorso in Parlamento fatto da Mussolini il 3 gennaio 1925. Il romanzo non è una rivisitazione di quel tempo col senno di poi, ma lo racconta come se fosse il nostro presente e la storia a un bivio continuo in cui tutto potrebbe ancora accadere. Altri due volumi, a detta dell’autore stesso, si aggiungeranno a comporre una trilogia mentre i diritti del romanzo sono stati comprati da Wildside per farne una serie tv.

Che piaccia o meno il romanzo, il successo di critica e pubblico ci conferma che il fascismo è sempre presente in noi. Non pochi lo ritengono un rischio dei nostri tempi, una tentazione oscura che è tornata a farsi sentire in tempi di sovranismo, #portichiusi e CasaPound. In effetti, tra gruppi neofascisti che continuano a far parlare di sé, case editrici di estrema destra bandite dal Salone del libro e nazionalismi montanti sull’onda di un sentimento antieuropeistico viene da dire che Scurati non avrebbe potuto scegliere “tempi migliori” per pubblicare un’opera sul fascismo e Mussolini circondandola di un’aura di contemporaneità. Se si guarda appena un po’ indietro, però, ci si rende conto che il fascino per i grandi dittatori del Novecento è sempre stato vivo da quando quegli stessi dittatori chiusero – almeno esistenzialmente – la propria parabola.

 

Nel 2012 usciva in Germania (l’anno dopo in Italia) Lui è tornato, romanzo satirico di Timur Vermes in cui si racconta di un Hitler ridestatosi dall’ibernazione che spopola in Germania soprattutto a livello mediatico fino a diventare un fenomeno di YouTube. Il romanzo, tradotto in 41 lingue, in patria ha venduto oltre due milioni di copie. Nel 2015 ne è stato fatto un film e nel 2018, in Italia viene girato il remake, Sono tornato, dove il dittatore redivivo è invece Mussolini. Nel 2016 Frassinelli pubblicava Wolf, dell’autore ebreo Lavie Thidar, ucronia in cui s’immagina che i russi abbiano invaso la Germania, soffocando il nazionalsocialismo; ebrei e nazisti sono costretti all’espatrio e Hitler finisce a Londra dove svolge la professione di detective privato al soldo di una ricca ragazza ebrea con cui intreccia una relazione sadomaso.

Se questa trama non vi sembra abbastanza bizzarra, allora sappiate che il recentemente scomparso Massimo Mongai aveva scritto un’antologia Il fascio sulle stelle, pubblicata nel 2005, serie di racconti che si vogliono scritti da un Benito Mussolini autore di fantascienza ed espatriato in America, troppo a lungo messo in ombra dal suo rivale di penna, Adolf Hitler. E in effetti, un Hitler autore di fantascienza era già stato immaginato dall’autore Norman Spinrad col romanzo Il signore della svastica, 1972. Impossibile non citare poi, il saggio di Michela Murgia, Istruzioni per diventare fascisti.

Tornando a Scurati, il suo romanzo, come detto sopra, non attua una rivisitazione del fascismo, non lo ripensa. Lo espone passo dopo passo, con una lingua rapida e con una trama-documentario basata su fatti e documenti. Non si pone al di fuori del fascismo ma ne racconta l’evoluzione dall’interno, quasi in tempo reale. Siamo lontani, quindi dalle ucronie alla Philip K Dick o da Hitler, biografia visionaria e metafisica di Giuseppe Genna sul dittatore tedesco. Tuttavia, Scurati, pur attenendosi ai fatti  – o forse proprio per questo motivo – ci fornisce una sua versione di Mussolini. Ed è questo forse, il messaggio del suo romanzo e di tutte le opere in chiave umoristica, fantascientifica o storica che l’hanno preceduto sulla stessa materia: il fascismo è ancora con noi e dentro di noi e parlarne – scrivere – rivela immediatamente il nostro punto di vista su quel momento della storia e anche sul nostro presente.

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