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Il diario dell’estinzione di Maico Morellini – recensione4 min read

31 Maggio 2019 4 min read

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Il diario dell’estinzione di Maico Morellini – recensione4 min read

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articolo di Stefano Spataro pubblicato su Wired.it

La storia della scienza moderna può essere un vero e proprio tesoro di spunti narrativi per uno scrittore. Le teorie e le scoperte che hanno portato a una svolta all’interno del progresso della civiltà umana di certo possono essere interessanti da narrare e rinarrare, ma anche e soprattutto i percorsi interrotti, quelli oscuri e misteriosi, quelli abbandonati possono contribuire a stimolare la fantasia. Sembra che Maico Morellini, con Il diario dell’estinzione, edito lo scorso anno da Watson Edizioni, e vincitore del Premio Italia come miglior romanzo fantasy, si sia lasciato coinvolgere proprio in questo senso, intessendo un’ottima avventura gotico-surreale ambientata in un’affascinante Inghilterra vittoriana.

Morellini, classe 1977, è un nome notissimo nel sottobosco della fantascienza italiana. Nel 2010 vince il Premio Urania con il suo romanzo Il re nero, ambientato in una Emilia Romagna del futuro ridisegnata sul modello delle polis greche e alle prese con essere geneticamente modificati: i Dissonanti. Nello stesso universo ambienta altri suoi racconti più o meno lunghi, come L’onda di Canterbury e la raccolta Voci della Polis, che ho già recensito qui. Nel 2016 Urania pubblica un altro suo romanzo, La terza memoria, un’opera che fonde abilmente fantasy visionario e fantascienza.

In questo suo ultimo romanzo Morellini decide di passare dalla letteratura d’anticipazione al romanzo storico, pur mantenendosi nel campo del fantastico. In una Londra tenebrosa, due agenti di una sezione alquanto particolare di Scotland Yard, Malcom Lefebvre ed Ernest Buckingham, hanno ritrovato due lettere indirizzate a Charles Darwin, il padre della teorie evoluzionistiche che a partire dalla metà del XIX secolo sono uno dei paradigmi fondanti delle scienze biologiche. A quanto emerge dalle lettere, e soprattutto da quanto i due riescono a scoprire all’inizio della loro indagine, questo misterioso C.C. avrebbe trovato un sistema di risvegliare forze occulte provenienti da altre dimensioni, segnando inevitabilmente il destino dell’umanità per come la conosciamo.

foto dal profilo Facebook di Maico Morellini

Di qui Lefebvre e Buckingham (e in particolare quest’ultimo, uno “scienziato” specializzato in alchimia ed esoterismo), quasi come una coppia di agenti degli X-Files ante litteram, si muovono tra manicomi criminali, affrontano i fantasmi e gli incubi dei loro inquilini, ipnotizzano e mesmerizzano gente fino a raggiungere il luogo in cui il corrispondente di Darwin non sta portando avanti il suo devastante progetto.

I riferimenti ai progressi scientifici dell’Ottocento si sprecano. Al di là di Darwin, viene chiamato in causa anche il croato Nikola Tesla e le sue teorie innovative sull’elettricità, così come si respira lungo tutto il romanzo un’aria pre-positivistica. Ma non mancano i riferimenti anche alla letteratura del tempo. A partire dalla “finzione” delle due lettere, che imbastiscono un’operazione di manzoniana memoria, fino ad arrivare a tutta una serie di strizzatine d’occhio alla letteratura gotica ottocentesca. Nel romanzo infatti assistiamo diverse volte a operazioni di ipnosi e di mesmerismo, delle quali Edgar Allan Poe è stato un profondo descrittore; oppure ad esempio il corpo/fantasma di Charles Darwin che fa da consigliere al villain del romanzo, sembra in qualche modo essere un mostro di Frankenstein, anche se più elegante; oppure ancora tutti i riferimenti agli orrori abissali, alle mutazioni aliene, alle creature provenienti da mondi lontanissimi, figli di un immaginario weird prepotentemente lovecraftiano.

Un altro romanzo, questo più recente, che Il diario dell’estinzione mi ha ricordato in alcuni momenti è Rapporto sulle atrocità di Charles Stross, ma in generale tutto il ciclo dell’autore americano dedicato alla Lavanderia. Anche qui, come nel romanzo del nostro, esiste una parte occulta, questa volta dei servizi segreti inglesi, che si occupa letteralmente di ricacciare le incursioni mostruose provenienti da dimensioni “indescrivibili” con l’aiuto di pratiche non proprio ortodosse.
Al di là però di questi richiami ai grandi della letteratura di genere, o forse proprio grazie all’equilibrio di tali parametri, il romanzo ha una trama davvero originale e cattura il lettore nella sua spirale avventurosa che diviene sempre più rapida man mano che si procede nella lettura. Fino ad arrivare all’epilogo finale che ha il pregio di chiudere l’indagine a tratti delirante dei due poliziotti con una forte connotazione steampunk.

Grazie poi a una scrittura fluida e lineare l’autore è riuscito poi a creare qualcosa che raramente ho visto all’interno dei libri di genere: le ambientazioni sono protagoniste tanto quanto i personaggi. Nel romanzo di Morellini, ogni luogo è vivo tanto quanto i personaggi che vi si muovono all’interno, e forse anche di più; tracciano un disegno quasi destinale che si evolve in maniera ineluttabile. Già… si “evolve”, proprio come le creature che il maniacale C.C. è pronto a scatenare contro forze occulte di cui solo lui pare avere consapevolezza.

Il diario dell’estinzione è dunque un romanzo che riesce a mantenersi in equilibrio tra realtà storico-scientifica e immaginario fantastico, regalando una fitta serie di emozioni, ma anche interessanti pretesti per riflettere a proposito del ruolo e della pratica delle scienze, nel passato quanto nel futuro.

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