JD Salinger, un mito vecchio cent’anni

Alberto Grandi

Articolo comparso su Wired.it

Cent’anni fa, il 1 gennaio 1919, nasceva JD Salinger, l’autore del romanzo cult Il giovane Holden, pubblicato nel 1951 e che da allora ha venduto più di 60 milioni di copie. La storia è quella di Holden Caulfield, sedicenne espulso dall’ennesima scuola privata per figli ricchi che, sulla via del ritorno a casa, ha una serie di disavventure che lo mettono in crisi con la società. Il romanzo, forte di un linguaggio innovativo che riprendeva i tic e lo slang degli adolescenti dell’epoca, procurò fama istantanea al suo autore. Fama che nel tempo è cresciuta in maniera inversamente proporzionale al desiderio di Salinger di rimanere nell’ombra. Dopo aver scritto il suo unico romanzo, l’autore pubblicò pochi altri lavori fino al 1965, anno in cui smise del tutto di pubblicare. Per il resto, fino alla morte avvenuta il 27 gennaio 2010, rifiutò interviste e combatté anche in tribunale affinché biografie non autorizzate e racconti giovanili non venissero pubblicati.

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Oggi, in difesa delle sue volontà, si ergono il figlio Matthew Salinger e la vedova Colleen O’ Neill, depositari del fondo JD Salinger Literary Trust, volontà che i due hanno fatto rivalere ultimamente contro una casa editrice italiana, il Saggiatore, rea di aver pubblicato, senza averne il permesso, un’antologia intitolata I giovani che raccoglieva i primi tre racconti pubblicati dall’autore: The Young Folks, Go See Eddie e Once A Week Won’t Kill You. I diritti di pubblicazione erano stati acquistati da un’agenzia letteraria americana, la Devault-Graves, legalmente dato che il copyright delle opere non era stato rinnovato dal loro autore entro i tempi previsti negli Stati Uniti. Il tribunale di Milano ha dato ragione agli eredi contro il Saggiatore in quanto, un’opera americana ricaduta sotto il pubblico dominio, non lo è automaticamente all’estero.

A un secolo dalla nascita e a quasi settant’anni dalla pubblicazione del suo unico romanzo, Salinger continua a far parlare di sé più che per le opere legalmente acquistabili in libreria, per quelle che non si potrebbero leggere o che speriamo di leggere in futuro. Forse. Nel 2013 il regista Shane Salerno era uscito nei cinema con un docu-film sulla vita dell’autore dove si diceva che Salinger aveva continuato a scrivere, pur non pubblicando, e aveva lasciato disposizioni affinché cinque sue opere fossero pubblicate postume in una data compresa tra il 2015 e il 2020. Di questi cinque fantomatici lavori non si è mai saputo nulla. Ci sono? Sono così brutti da essere non pubblicabili?

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Sempre Shane Salerno, nel libro biografico che aveva accompagnato il docu-film, accennava ad alcune fonti secondo cui un lavoro scritto da Salinger e sottoposto all’attenzione del New Yorker, la rivista che era come una seconda casa per lo scrittore, era stato giudicato non idoneo alla pubblicazione. In effetti l’ultimo racconto lungo di Salinger comparso proprio sul New Yorker nel 1965, Hapworth 16, 1924, aveva gettato seri dubbi sulla sua facoltà di poter scrivere lavori se non all’altezza de Il giovane Holden, comunque buoni come l’antologia Nove racconti o le due novelle Franny e Zooey. Comunque, che Salinger avesse continuato a scrivere anche dopo quella fatidica data, emerge sia da indiscrezioni lanciate dalla figlia Margareth sia dell’autore stesso in una rara intervista al New York Times nel 1974.

Il sospetto di chi ha letto e amato le opere dell’autore è che per un qualche motivo – aspettative verso se stesso troppo alte dopo il successo de Il giovane Holden o naturale estinzione della vena artistica – egli non sia stato più in grado di scrivere come in passato e abbia preferito farlo per se stesso. Almeno finché fosse stato in vita. Una cosa è certa: più che attendere l’uscita di libri postumi che forse non usciranno mai, varrebbe la pena scoprire i lavori precedenti la fama e che hanno valore letterario. I tre racconti proposti da il Saggiatore erano interessanti, mostravano un Salinger acerbo ma già in grado di delineare situazioni e personaggio con l’uso dei dialoghi. Un altro racconto che per qualche tempo era circolato in rete ed era stato giudicato positivamente da chi era riuscito a leggerlo, è The Ocean Full of Bowling Balls (L’oceano pieno di palle da bowling), scritto tra il 1944 e il 1945 contiene molti dei temi che emergeranno nella maturità: l’infanzia come la sola età vera, la morte di un membro della famiglia, il personaggio di Kenneth, il bambino dai capelli rossi, che nel romanzo Il giovane Holden diventerà Allie. Salinger tentò a più riprese di farlo pubblicare, anche dal New Yorker, ottenendo rifiuti.

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C’è poi un romanzo breve di Salinger pubblicato su Cosmopolitan nel 1947, The Inverted Forest (La foresta capovolta), anche questo letterariamente valido e anticipatore di temi cari all’autore quali l’inadeguatezza di un’anima pura – in questo caso non un adolescente che rifiuta l’età adulta ma un poeta – a inserirsi nella società, la difficoltà di amare. Per qualche tempo circolò in rete una traduzione italiana ben fatta. Io ebbi la fortuna di leggerla prima che sparisse dalla circolazione. È un romanzo breve che varrebbe la pena ripubblicare e non solo perché è firmato da Salinger ma perché tratta di sentimenti, persone ed esistenze in crisi come solo un grande autore sa fare.
A cent’anni dalla morte Salinger rimane un autore da indagare non tanto per le opere che non sono state ancora pubblicate ma per quelle che varrebbe la pena ripubblicare. E leggere.

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