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Svegliatevi, dormienti – Una meraviglia secondaria di Philip K. Dick3 min read

19 Gennaio 2019 3 min read

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Svegliatevi, dormienti – Una meraviglia secondaria di Philip K. Dick3 min read

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Philip K. Dick è uno dei nomi più emblematici della fantascienza. Nasce a Chicago nel 1928, e muore a Santa Ana nel 1982 in seguito a un attacco cardiaco. Nel corso della sua travagliata vita, tra l’abuso di anfetamine (sotto prescrizione medica), divorzi e instabilità economica, ha scritto decine di romanzi e racconti, alcuni dei quali sono riconosciuti dal grande pubblico come capolavori del genere, e che sono stati fonte di ispirazione per diverse pellicole diventate cult – Blade Runner (Ridley Scott, 1982), Minority Report (Steven Spielberg, 2002) e, in mezzo a tante altre, uno dei miei film preferiti, A scanner darkly di Richard Linklater (2006).

Nonostante la morte piuttosto precoce, può vantare una vastissima produzione, più di quaranta romanzi e centinaia di racconti. Tra un capolavoro e l’altro compaiono decine di opere definite “minori”, ed è opinione comune che gli ultimi titoli, quelli che seguono la conversione religiosa, non reggano il confronto con quelli che li precedono. Tuttavia qua e là spuntano romanzi di tutto rispetto, assurdi e straripanti una fantasia poliedrica e multiforme, anche tra quelli che non sono riusciti a farsi annettere al podio dei migliori libri di Dick. Uno di questi è certamente Svegliatevi, dormienti (1966).

Il romanzo è ambientato in un futuro lontano, ma non al punto di diventare inimmaginabile. È il 2080, gli USA sono orrendamente sovrappopolati e il mondo del lavoro sta attraversando una lunga crisi della quale non si vede la fine. Siamo vicini alla prossime elezioni, a cui si candida Jim Briskin, il primo candidato nero alla presidenza degli Stati Uniti. Jim è un moralista e un idealista. Guarda con riprovazione il satellite-bordello frequentato da buona parte dei suoi concittadini – sempre meglio di rischiare la riproduzione in un mondo così affollato – e vorrebbe farlo chiudere; vorrebbe anche riuscire a risvegliare i “dormienti”: i disperati che nel corso dei decenni hanno scelto di farsi criogenizzare e piazzare in un deposito a spese dello stato, fino a quando la situazione economica non si sarà risolta. Chissà quando, quindi.

Capita una cosa assurda in mezzo a tante cose assurde: nel motore di un bolide in riparazione, viene scoperta una spaccatura spazio-dimensionale verso un’altra versione della nostra Terra. Non sto a spiegare come e perché: il punto è che poco prima delle elezioni i candidati hanno questa nuova prospettiva da sfruttare per il proprio tornaconto politico. Una vasta landa incontaminata da colonizzare. La fine dei dormienti, della sovrappopolazione, della recessione, un sogno a occhi aperti in cui buttarsi senza pensare. E la prospettiva viene effettivamente sfruttata e abusata prima del tempo, con una serie di ripercussioni, alcune plausibili e altre inimmaginabili. La fantasia di Dick non latita in questo romanzo tutto sommato abbastanza breve. Ma dobbiamo anche ricordarci che è stato scritto nel 1966, quando l’idea di un presidente nero era ben al di là dall’accettabile per una parte ancora consistente della popolazione americana. Il modo in cui viene raccontata la politica è estremamente interessante, visto e considerato che buona parte dei personaggi lavora nel settore, tra candidati presidenziali, investigatori che non vedono l’ora di mettere le mani su ruoli governativi e addetti stampa.

Ma trattandosi di Philip K. Dick e dunque di colui che ci ha dato, ricordiamolo, L’uomo nell’alto castello, è bene ricordare l’originalità della sua visione anche per quanto riguarda la parte misconosciuta della sua produzione. In un mondo in cui Dick non ha mai tirato fuori dalla penna i suoi capolavori, Svegliatevi, dormienti sarebbe un semicapolavoro.

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