I nostri vampiri – Storie di succhiasangue italiani

La Leggivendola

Non ci viene automatico pensare al vampiro come a una creatura nostrana. Come produzione, siamo abituati a vederlo figlio di autori anglosassoni – Stoker, ovviamente, e Anne Rice, e Laurell K. Hamilton, e Sheridan Le Fanu, e Stephen King – e come tradizione, lo immaginiamo a infestare le leggende dell’Est Europa; benché si ignori l’esatta origine del termine, è assai probabile che venga dal serbo vampir. Accennavo, nell’articolo dedicato alle ghost-stories autoctone, (siamo o non siamo a pochi giorni da Halloween?) a quanto la nostra letteratura di genere sia stata per lungo tempo esterofila nell’ambientazione. Tuttavia, negli ultimi anni, complice il boom dei romanzi sui vampiri postumo a Twilight, qualche autore italiano ha iniziato a prendere coraggio e a scriverne, e aspetto parimenti importante, qualche editore si è deciso a rischiarne la pubblicazione.

Iniziamo con un’uscita piuttosto recente, Né a Dio né al diavolo di Aislinn, uscito per Gainsworth Publishing pochi mesi fa. Qui si narrano le vicende di Ivan, appena scappato di casa per sfuggire al padre violento, e di Lucas/Lucifero, vampiro con un eccesso di anni durante i quali ha imparato soprattutto a non fidarsi. Il contesto è provinciale quanto contemporaneo: Biveno, una cittadina ispirata a Biella che di buono ha da offrire giusto una libreria, una tisaneria e un pub d’ispirazione medievale. Il sottotitolo dice tanto, ma non tutto: vampiri contro metallari. Con uno sprecarsi di sangue, violenza e spirito di sacrificio.

Cambiando totalmente tema e ambientazione – la Vecchia Capitale, una cupa città che pare un misto tra la Roma antica e la Londra vittoriana – e tornando indietro di qualche anno, arriviamo a Black Friars, la tetralogia di Virginia De Winter. Curioso che entrambe le prime autrici citate si fregino di un alias. La sua saga si discosta nettamente dai toni netti e diretti della Biveno di Aislinn; non ci sono pub ma taverne, non abbiamo risse ma duelli e le crudeltà espresse con raffinatezza sopravanzano gli insulti sboccati e le spacconerie da metallaro. La Vecchia Capitale è una città in cui si ordiscono trame, i vampiri abitano la notte e dal Presidio una misteriosa specie di Inquisizione minaccia le libertà delle Universitas, con tutto un contorno di storia d’amore. Atmosfere gotiche, stile raffinato, vampiri d’altri tempi.

L’estate segreta di Babe Hardy di Fabio Lastrucci, edito da Dunwich edizioni, è di nascita italiano ma ambientato in America, nello specifico in quel di Hollyood. I protagonisti sono Stan Laurel e Babe Hardy, meglio noti in Italia come Stanlio e Ollio. Il nostro beneamato duo di comici si trovano affetti da una virulenta e fastidiosa forma di vampirismo, in un romanzo che è un inno al cinema degli anni ’30, pieno di cammei e citazioni, – indagini hard-boiled, Bela Lugosi e dialoghi spassosi.

Pubblicato prima da Gargoyle col titolo Il 18° Vampiro e recentemente ripresa da Acheron Books in una nuova versione riveduta, si apre con Grimjank la Saga dei vampiri di Claudio Vergnani, in cui un gruppo di ragazzi modenesi sbarcano il lunario ammazzando vampiri. Assoldati da una donna misteriosa che si fa chiamare “L’Amica”, dovranno fare conoscenza col maestro dei vampiri Grimjank.

Halloween si avvicina, e così come si tratta di una festa importata, pure i vampiri non possono dirsi propriamente autoctoni, perlomeno come li intendiamo adesso. Ma romanzi sui vampiri di una certa dignità talvolta escono anche in Italia, e benché non ci sia bisogno di sostituire una letteratura d’importazione con una locale, non è male che le due si accompagnino di pari passo.

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