Care streghe

La Leggivendola

In teoria le streghe dovrebbero farci paura o, guardando alla storia dell’Inquisizione, compassione. Certamente un tempo la figura della strega doveva incutere parecchio timore. Pure lasciando da parte i roghi nell’Europa cristiana tra il XV e il XVIII secolo, le streghe ricorrevano nella letteratura per l’infanzia dell’800, esseri malvagi mossi da fame omicida, minacce volte a massimizzare l’apporto educativo nei giovanissimi lettori.

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La letteratura contemporanea è un po’ diversa: oggi il lettore è interessato a un tipo di figura la cui morale sta nell’interstizio tra buono e cattivo, al grigio incastonato tra il bianco e il nero. Personaggi di cui riconosciamo le potenzialità malevole, e che pure piegano i propri poteri al servizio del bene.
Sarà anche che il pubblico che oggi può definirsi adulto ha conosciuto la figura della strega non soltanto come le spietate megere che avvelenano Biancaneve e tentano di cannibalizzare due bambini sperduti nel bosco. Per chi è cresciuto con le streghe raccontate da Terry Pratchett, da P.L. Travers, da J.K. Rowling e Bianca Pitzorno, si tratta di figure positive, e i loro poteri si accompagnano a enormi responsabilità di cui hanno intenzione di farsi carico. Fanno eccezione Le Streghe (1983) di Roadl Dahl, ma pure lui ha un occhio di riguardo nei confronti degli esseri dotati di poteri, come Matilde (1988).

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Nonostante non manchino mai horror in libreria e nelle sale cinematografiche, è diventato più raro trovarne incentrati sulla figura delle streghe, se evitiamo di pensare a The Blair Witch Project (Daniel Myrick e Eduardo Sanchez, 1999), che oltre ad avere una sua discreta età, non è nemmeno granché incentrato sulla natura dell’antagonista e sui suoi poteri.
Pensiamo a una strega e ci viene in mente Mary Poppins, che vola traghettata da un ombrello ed entra nei quadri, portando i suoi protetti a vivere fenomenali avventure. Anche in Pomi d’ottone e manici di scopa (Mary Norton, 1943) un gruppo di pargoli viene condotto in giro per il mondo (i mondi?) a vivere esperienze fantastiche sotto la guida di una strega, zia dei bambini.

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Man mano che si cresce con l’età di lettura, le streghe diventano quelle di Terry Pratchett nella serie che vede protagoniste la burbera Nonna Wetherwax e l’adorabile Tata Ogg, che fanno un uso moderato e consapevole di una forma di magia semplice, innata, che viene più capita che studiata. E poi abbiamo Harry Potter, Hogwarts e tutto il mondo dei maghi così come viene raccontato da J.K. Rowling e, davvero, parlarne sarebbe a dir poco ridondante.

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La differenza con una letteratura fantastica più datata sta nel fatto che un tempo, coloro che combattevano il male, lo facevano usando nulla più di quanto la loro natura umana li aveva dotati. Forza e astuzia, spada e cervello. Oggi il bene combatte il male usando le sue stesse armi, – duelli di magia, incantesimi, la battaglia che infuria tra Maga Magò e Mago Merlino.

Ciò che distingue il bene dal male non è lo strumento, ma l’etica. Maga Magò inganna, Mago Merlino sta alle regole concordate e, una volta che ha vinto, si guarda bene dall’infierire.
Alla fine sono questi, streghe e stregoni cui siamo abituati e affezionati. Quelli che potrebbero dominare il mondo e invece eccoli in fila alle poste.

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