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Recensioni

Laguna di Nnedi Okorafor – recensione3 min read

29 Aprile 2018 3 min read

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Laguna di Nnedi Okorafor – recensione3 min read

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Laguna di Nnedi Okorafor, edito da Zona 42 nella traduzione di Chiara Reali.
Benjamin Chaud
Un romanzo di cui ho terminato la lettura già da qualche giorno, che mi ha lasciato per un po’ a riflettere delle sue implicazioni politico-ambientali – invero piuttosto semplici – e narrative, assai più originali.
Nnedi Okorafor è nata a Cincinnati nel 1974 da genitori nigeriani; scrive fantasy e fantascienza, mescolando il tutto con le tradizioni Igbo, con una naturalezza che mi avrebbe fatto pensare che fosse nata nella stessa Lagos di cui racconta, che avesse avvertito fin dalla primissima infanzia quel sole sulla pelle, quella terra sotto i piedi, quelle voci risuonarle nelle orecchie. Che sia nata a Cincinnati o meno, mi viene comunque da identificare la Okorafor come una scrittrice africana, o quantomeno come una portavoce della cultura nigeriana.
Ma veniamo al romanzo.

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Arrivano gli alieni, che sono insieme qualcosa di più antico e primigenio. Arrivano a Lagos, vogliono insediarsi sulla Terra pacificamente, senza combattere, aiutando l’umanità a trovare una sua strada in armonia col pianeta.
Adaora, Anthony e Agu sono stati scelti per essere i portavoce delle istanze “aliene” e vengono trascinati nelle trattative “politiche”. Insieme a loro c’è Ayodele, un’aliena che ha preso sembianze umane, sorta dalle acque ribollenti di Lagos.
Pensavo che sarebbe stato molto più difficile parlare della trama del romanzo, invece si è rivelato piuttosto semplice. Il fatto è che, oltre ai tre portavoce, compaiono molti altri personaggi, tutti più o meno importanti per lo sviluppo della storia. C’è il marito di Adaora, traviato da un santone ultra-cattolico che ha messo su una chiesa di menzogne; c’è la babysitter che tiene i loro due bambini, collegata a un ragazzo piagato dallo sciopero delle università che intanto si dà da fare con le truffe; insieme al ragazzo ci sono i suoi amici e così via.
Il punto non è l’apporto di questi personaggi alla storia, in realtà. Il punto è che questa coralità permette all’autrice di mostrare la pluralità delle prospettive, tante diverse versioni di Lagos che si imbattono in uno stesso boato.
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Oltre alla “semplice” prosecuzione della trama, infatti, vengono mostrati alcuni stralci di vita di personaggi meno che secondari, nemmeno di contorno. Sconosciuti che compaiono per poche pagine, solo per farci sapere come hanno reagito a quanto è accaduto alla Nigeria alla comparsa di Ayodele.
Compare perfino, e questa cosa l’ho adorata, l’istanza narrativa nella sua forma più pura ed esplicita.
Laguna è un romanzo dinamico, pieno di idee e di ambizioni. La Nigeria viene raccontata per quella che è, nel bene e nel male, e amata a prescindere. Il mio unico appunto è che l’eccesso nel numero dei personaggi potrebbe aver osteggiato lo sviluppo nella narrazione dei rapporti tra gli stessi, ma è difficile da dire. Mi ritengo personalmente una fanatica nella caratterizzazione dei personaggi e nella cura minuziosa nello sviluppo delle relazioni che intrattengono gli uni con gli altri; dubito fortemente che l’autrice aspirasse a un’introspezione psicologica complessa. Lagos non è “solo” in Adaora, in Agu, in Anthony; Lagos è di tutti, concentrarsi eccessivamente sui singoli attanti avrebbe forse tolto qualcosa.
E io personalmente sono contenta di ciò che ho avuto.

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