blog di Alberto Grandi
Cose da scrittori

Domande retoriche e l’esempio di Nabokov2 min read

25 Aprile 2018 3 min read

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Domande retoriche e l’esempio di Nabokov2 min read

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Sebbene Umberto Eco tra le sue famose 40 regole di scrittura simpaticamente inviti a un uso parco di questa figura (il punto 23 dice “C’è davvero bisogno di domande retoriche?”), si tratta di un artificio letterario ampiamente usato in letteratura.
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In pratica la domanda retorica è un interrogativo fasullo, perché la risposta è implicita: non è una richiesta di informazioni, ma è un modo di comunicare un pensiero e, spesso, un invito a riflettere su qualcosa. Vladimir Nabokov usa diverse volte questa figura retorica nel suo romanzo più famoso. Lolita è la scandalosa storia narrata in prima persona dal professor Humbert Humbert, che apparve per la prima volta in inglese nel 1955 e solo dodici anni più tardi nella versione russa dello stesso Nabokov.
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La domanda retorica può essere una semplice riflessione tre sé e sé.
Sarà il Fato che ci avrà messo lo zampino?
Si chiede Humbert quando il clima nuvoloso costringe a rimandare un picnic sul lago con la sua amata, non ancora amante in questo punto del libro.
Oppure poco più avanti si chiede, a proposito del fascino esercitato dalla sua “ninfetta”:
E perché c’è sempre della voluttà nel mistero semitrasparente, nel fluente chador attraverso il quale la carne e l’occhio che tu solo sei eletto a conoscere sorridono, al passaggio, soltanto a te?
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La domanda stessa suggerisce la risposta, perché chiarisce già cosa pensa chi scrive:
E io non avevo mai contato nulla, naturalmente?
Si chiede Humbert, facendo capire che è chiaramente convinto di non essere mai stato veramente amato da Lolita, finalmente legata a un uomo della sua età, verso a fine del romanzo.
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Spesso questo artificio serve semplicemente per istigare una conferma.
Due ragazzine, Marion e Mabel, i cui andirivieni avevo meccanicamente seguito di recente (ma chi poteva rimpiazzare la mia Lolita?), si diressero verso la strada principale…
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Oppure viene usata per rendere il lettore partecipe del proprio dubbio:
Il poliziotto (quali nostre ombre stava inseguendo?) rivolse alla piccola il suo più bel sorriso e sparì con una inversione a U.
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Questa figura retorica viene usata molto spesso nel giornalismo, sia sulla stampa che in televisione, ma anche nel linguaggio parlato di tutti i giorni. Quando chiediamo “A chi importa?”, “Che te lo dico a fare?” o, con ironia, “Chi se lo aspettava?” non ci aspettiamo infatti nessuna risposta…

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