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Il ciclo della Fondazione di Asimov: che serie tv sarà?3 min read

22 Aprile 2018 4 min read

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Il ciclo della Fondazione di Asimov: che serie tv sarà?3 min read

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Articolo pubblicato su Wired.it
Nonostante sia un classico della fantascienza, Il Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov (originariamente una trilogia poi estesa a sette capitoli da sequel e prequel) non è riuscito a imporsi con un preciso universo narrativo all’immaginario collettivo. Prendiamo un’altra saga scifi: Dune. Il solo nominarla evoca  enormi vermi che si sollevano dalle dune del pianeta di Arrakis o l’orribile barone Harkonnen dalla pelle ricoperta di pustole, così grasso da doversi muoversi su degli speciali sospensori. Se dico “Fondazione” che cosa pensate? Forse al cielo metallizzato di Trantor o alle astronavi gravitazionali, oppure al naso a proboscide del Mulo. Poco altro. Come mai? Semplice: Dune ha avuto una trasposizione cinematografica per alcuni disastrosa per altri geniale, comunque firmata da un artista visionario come Lynch. Non solo, la saga di Herbert è stata anche una serie tv.  Ha prodotto scene e personaggi sullo schermo che sono stati archiviati dalla memoria del pubblico.
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La Fondazione di Asimov niente. È rimasta sulla pagina. La prosa di Asimov poi, è chiara, semplice, non si dilunga in virtuosismi descrittivi né assume i toni biblici che alle volte scorgiamo in quella di Herbert. Asimov che, oltre che narratore, fu un divulgatore scientifico, non stupisce con effetti speciali. La sua è una fantascienza di nozioni, ipotesi, dati fondati scientificamente. Prendiamo gli alieni, uno dei grandi topic della fantascienza. Asimov li sfruttò in un solo romanzo, Neanche gli dei, e diede vita ad alieni complessi, che mentre leggevo facevo fatica a immaginarli. Più che spiegare coma apparivano, l’autore sembrava preoccupato di renderli versoimili, pertinenti al pianeta in cui si erano evoluti. Tornando alla Fondazione, il motore che muove la saga non è una guerra intergalattica, la minaccia di una super arma o un altro evento traducibile visivamente, ma la Psicostoria, una disciplina fondata su sistemi matematici e statistici che permette di prevedere con minimi margini di errori quale sarà il destino dell’Impero a distanza di migliaia di anni.
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Bisogna precisare che diverse volte si è tentato di portare sullo schermo il capolavoro di Asimov: nel 1998 e nel 2008 la New Line e nel 2010 la Fox. Nel 2014 fu Jonathan Nolan a proporre alla HBO l’impresa, ma poi fu inghiottito da Westworld e non se ne fece nulla. Nel 2017 la Skydance ottenne i diritti dagli eredi di Asimov di creare una serie tv dai libri, ma è solo di questi giorni la notizia che sì, la serie tv si farà, la Skydance si è accordata con la Apple che lancerà una sua piattaforma di streaming. Come dicevamo, la serie tv narrerà i fatti della prima trilogia – Fondazione, Fondazione e Impero, Seconda Fondazione – la quale valse all’autore il Premio Hugo come miglior ciclo fantascientifico nel 1966. Ho accolto la notizia con entusiasmo, ma mi chiedo se la Apple riuscirà a offrire un prodotto di qualità a prescindere dagli sforzi e dai mezzi che metterà in campo.
Non è detto che un’opera letteraria di pregio dia vita a una versione su schermo buona. Prendiamo Electric Dreams, una serie di episodi ispirati ai racconti di Philip K Dick, proposta da Amazon Prime Video: nonostante le aspettative, la reazione del pubblico è stata tiepida. E non c’è da stupirsi. Difficile formulare una critica originale alla nostra dipendenza dalla tecnologia, quando lo ha già fatto Black Mirror. Allo stesso modo, da un punto di vista puramente visivo, cosa può offrire di inedito Asimov che non si sia già visto al cinema o in tv? Trantor, il pianeta urbanizzato, non potrà che somigliare a Coruscant di Star Wars. Il Mulo, il grande antagonista dell’Impero, è un essere umano in grado di condizionare il pensiero del prossimo, potere ambianente dispiegato dali jedi. Un’astronave gravitazionale come la Far Star che s’interfaccia col pensiero, può stupire chi ne ha viste di tutti i tipi già in Star Trek?
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Il problema è che i grandi franchise della fantascienza hanno saccheggiato l’opera di Asimov traendone ispirazione, riproponendola in modo ancor più suggestivo. Oggi, il solo modo di fare del Ciclo della Fondazione una serie interessante è cogliendone gli aspetti filosofici ed etici e tralasciando quelli di mero intrattenimento. È una scommessa difficile e siamo impazienti di valutarne l’esito.
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