Le serie tv (di genere) che aspettiamo

La Leggivendola

C’è chi dice che le serie tv siano la nuova letteratura, e non saprei dire se la definizione di “nuova letteratura” possa considerarsi corretta; quel che è certo è che nel corso degli ultimi decenni le serie tv hanno continuato a evolversi e rinnovarsi e che i produttori hanno abituato un pubblico sempre più esigente a prodotti di qualità, a vari livelli di sperimentazione.
Come in ogni ambito dell’industria culturale, anche la produzione di serie televisive percorre determinate mode e filoni. Game of Thrones è stato uno spartiacque per diverse ragioni, e una fra le tante è che ha dimostrato all’industria che dal fantasy si possono trarre serie di grande successo, e che gli alti costi di produzione dovuti alla costruzione di ambientazioni maestose e agli effetti speciali, possono valerne la pena.

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Da qualche anno i creatori di serie hanno iniziato a guardare sempre più di frequente alla letteratura di genere alla ricerca di storie da raccontare; dopo Game of Thrones, è stata la volta Outlander (2014), tratto dall’omonima saga di Diana Gabaldon e nel 2016 di American Gods (2016), dal romanzo di Neil Gaiman e The Shannara Chronicles, tratta dai romanzi di Terry Brooks.
Il futuro non ci appare meno roseo; le serie in dirittura di produzione non mancano.

Trepidiamo, tanto per cominciare, nell’attesa della prima puntata di The Witcher, annunciata da Netflix nel maggio dello scorso anno, e di cui manca ancora una data ufficiale per la messa in onda. Personalmente non posso fare a meno di chiedermi quale lato della narrativa di Sapkowski verrà maggiormente messo in luce, se i tormenti di Geralt saranno prevalenti rispetto alla trama, se questa sarà orizzontale o episodica, come e quanto la serie di videogiochi influenzerà la messa in scena… insomma, c’è tanto da ipotizzare.

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Castle Rock arriverà quest’anno, prodotta da J.J. Abrams per il network Hulu. Racconta le peripezie di una cittadina abitata dai personaggi dei romanzi di Stephen King. Castle Rock è citata in varie opere del Re, prima in La zona morta (1979), quindi Doctor Sleep (2013) e in Revival (2014). Horror psicologico, Maine, personaggi che vengono da Shining, da Il miglio verde, da Misery non deve morire. Difficile dirne cosa ne verrà fuori, ma sono parecchio ottimista.

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Nel frattempo, la BBC sta tentando una meraviglia insperata: portare sul piccolo schermo le avventure della Guardia Cittadina tanto cara allo scrittore Terry Pratchett – un po’ meno agli abitanti di Ankh-Morpork, città in cui sono ambientate le rocambolesche (e imbarazzanti) imprese della suddetta Guardia – in quello che potrebbe rivelarsi il manifesto del fantasy comico. Sarà sicuramente un’impresa peggio che ardua, tentare di tradurre l’arguzia e la comicità della prosa di Pratchett e la profondità dei suoi personaggi, spesso così semplici da apparirci superficiali. Gli sceneggiatori hanno tutta la mia comprensione.

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Certo, sarebbe bello se a fronte di tante uscite, il tempo si dilatasse in modo da permetterci di seguirle tutte col giusto entusiasmo e con un’adeguata dose di sonno alle spalle.
Ma no. Purtroppo no.

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