La ballata di Black Tom di Victor Lavalle – recensione

La Leggivendola

Victor Lavalle è nato nel 1972 nel Queens, a New York, da una madre scappata dall’Uganda quando aveva vent’anni; ha studiato alla Cornell e alla Columbia University e ha pubblicato un po’ di titoli tra raccolte di racconti e romanzi. Compare più volte tra i finalisti – e in qualche caso tra i vincitori – di vari premi Nebula, Shirley Jackson e Hugo.
Sono cose che danno soddifazione.

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Alla pubblicazione in Italia, Victor Lavalle c’è arrivato da poco, col racconto lungo (o novella?) La ballata di Black Tom, pubblicata da Edizioni Hypnos nella traduzione di Laura Sestri.
Si tratta di un volume sottile quanto un quaderno, in un formato più da rivista che da romanzo. Ottima trovata la collana per racconti lunghi della Hypnos; grafica stupenda e prezzi modici.
Ma veniamo a Black Tom e alla sua ballata.
Onestamente non saprei dire se il racconto in sé mi sia piaciuto. Si ispira a narrazioni lovecraftiane di cui sono digiuna (in particolare al racconto The horror at Red Hook) e che si addicono poco ai miei gusti. Se da un lato mi viene da apprezzare l’ambientazione e il modo di affrontare il contesto etnico-culturale, dall’altro c’è sempre quel mettere al centro il mistero che proprio non fa per me.

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Siamo nella New York degli anni ’20. Charles Thomas Tester ha poco più di vent’anni, è un chitarrista mediocre ed è nero. Arrotonda come può facendo da tramite per la consegna di materiali “pericolosi” da un punto di vista esoterico, ed è attraverso questo bizzarro lavoro che entra in contatto con qualcosa che non è facile tenere a bada.
Un libro giallo a cui manca una pagina, una chitarra, due poliziotti – più o meno – e un lavoro pagato davvero troppo bene. Un po’ di mistero, mondi altri.
In teoria dovrebbe avere tutti gli ingredienti necessari perché mi possa piacere e anche di più. Eppure dico che non so se mi è piaciuto, no?
Essendo un racconto di chiara ispirazione Lovecraftiana, ne ricalca il modo. Lovecraft non è famoso per la naturalezza delle situazioni che descrive o per la fluidità con cui gli eventi si concatenano gli uni con gli altri; men che meno per l’approfondimento psicologico dei suoi personaggi o per la delicatezza con cui vengono raccontati i loro sentimenti e la loro crescita.
Lovecraft ama l’abisso, e ti ci fa sprofondare con una nettezza che non è per tutti, e che purtroppo non è nemmeno per me. Il racconto di Lavalle mostra la stessa tendenza del vecchio Howard a spiattellarti in faccia l’orrore di una scena dando per scontato tutto il resto, perché è l’orrore il centro di tutto.
Sicuramente Lavalle ha qualcosa da dire agli estimatori di Lovecraft in La ballata di Black Tom; io rimango curiosa di leggere altro dello stesso autore, per vedere quanto ci sia in lui oltre l’uomo che scruta nell’abisso.

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