blog di Alberto Grandi
Cose da scrittori

Due o tre punti e American Psycho4 min read

22 Marzo 2018 5 min read

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Due o tre punti e American Psycho4 min read

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Tra i vari segni di punteggiatura a volte usati in maniera sbagliata ci sono i due punti e i tre “puntini di sospensione”.
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American Psycho è il terzo romanzo di Bret Easton Ellis, pubblicato in Italia da Einaudi con la traduzione di Giuseppe Culicchia, in cui questi due segni sono usati in abbondanza, sia per la particolarità dello stile, sia per la grande presenza di dialoghi. Ambientato a New York negli anni ’80 American Psyco racconta della doppia vita di Patrick Bateman. Ricchissimo e ossessivo yuppie di Wall Street laureato a Harvard, Bateman è anche un serial killer di una violenza metodica e inaudita, narrata da Easton Ellis con grande crudezza.
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I due punti indicano che ciò che segue è una spiegazione di quanto detto nella frase precedente.
Le prime luci di un’alba di maggio ed ecco come si presenta il mio soggiorno: sopra il caminetto di granito e marmo bianco è appeso un David Onica originale.
Autunno: una domenica verso le quattro di pomeriggio. Mi ritrovo da Berney’s e sto comprando un paio di gemelli.
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Si usano, inoltre, per introdurre una citazione o un discorso diretto.
Tace di colpo, riprende fiato e poi dice con calma, gli occhi fissi su un mendicante all’angolo tra la Seconda e la Quinta: – È il ventiquattresimo che vedo, oggi. Ho tenuto il conto. –
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O, ancora, un’elencazione.
Adesso c’è questa teoria secondo cui se puoi beccarti il virus dell’AIDS facendo sesso con qualcuno che è sieropositivo allora puoi beccarti qualsiasi altra cosa, che sia un virus oppure no: l’Alzheimer, la distrofia muscolare, l’emofilia, la leucemia, l’anoressia, il diabete, il cancro, la sclerosi multipla, la cirrosi epatica, la dislessia.
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Normalmente dopo i due punti si usa iniziare con la lettera minuscola, tranne quando introducono un discorso diretto o una citazione, ed è meglio evitare di usare i due punti più di una volta nella stessa frase. Infine, si usano anche negli orari, per separare le ore dai minuti, senza spazi né prima né dopo (ore 10:00).
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I tre puntini, invece, possono essere posti all’inizio o alla fine di una frase per segnalare una sospensione o un improvviso cambiamento del discorso, oppure con un valore allusivo o, ancora, per creare una pausa prima della rivelazione finale (puntini di sospensione).
– Odio lamentarmi, sul serio, dell’immondizia, della spazzatura, delle malattie, di quanto è lurida questa città, e tu e io sappiamo che in realtà è un porcile… – Seguita a parlare mentre apre la sua nuova valigetta diplomatica Tumi di vitello comprata da D. F. Sanders.
– … ma non siamo riuscite a prenotare. Timothy, non gemere.
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Nessuno dice nulla finché Courtney, che fissa incantata il piatto di Stash, alza incerta il suo bicchiere e dice, tentando di sorridere: – È… delizioso, Evelyn.
– Forse sono l’unico ad aver afferrato che Stash considerava quel suo pezzo di sushi un… – tossisco, poi mi riprendo, – un animale da compagnia?
Torno a casa a piedi e auguro la buonanotte a un portiere che non riconosco (potrebbe essere chiunque), poi c’è una dissolvenza… e nel mio soggiorno, da cui si domina la città, le note dei Token alle prese con The Lion Sleeps Tonight fuoriescono dal bagliore del mio jukebox Wurlitzer 1015 (che non è altrettanto pregiato dell’introvabile Wurlitzer 850), situato in un angolo del soggiorno.
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Quando sono all’inizio i tre puntini vanno sempre separati con uno spazio dalla parola che segue, se sono alla fine, invece, vanno attaccati alla parola che precede e staccati dall’eventuale parola che segue. Se coincidono con la fine della frase, non va aggiunto il punto fermo.
Possono inoltre essere usati per segnalare un’eliminazione all’interno di una citazione. In questo caso specifico vanno separati con uno spazio sia dalla parola che precede sia da quella che segue, eventualmente tra parentesi quadre.
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Concludiamo con le parole di Bret Easton Ellis sul suo libro, uscito nel 1991 ma ancora oggetto di polemiche e considerazioni, prese da un articolo apparso su Town&Country. Contengono due punti, ma soprattutto rappresentano un’interessante riflessione sul suo romanzo: «Le persone sono così perse nel loro narcisismo che non sono in grado di distinguere un individuo dall’altro (e per questo Patrick se la cava nonostante i suoi crimini). È un atteggiamento che mostra quant’è cambiata poco l’America dalla fine degli anni Ottanta: molte cose sono state semplicemente amplificate e accettate. L’ossessione che ha Patrick per sé stesso, con le sue antipatie e simpatie, con la sua attenzione dettagliata e ossessiva per tutto quello che possiede, indossa, mangia, guarda, ha certamente raggiunto una nuova apoteosi. Per molti versi il testo di American Psycho è la più completa serie di selfie di un uomo».
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