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Il drago e altri stereotipi del fantasy3 min read

15 Febbraio 2018 3 min read

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Il drago e altri stereotipi del fantasy3 min read

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Mi sono interrogato a lungo sul binomio, forse irriducibile, genere/cliché. E alla fine sono arrivato a farmi una gran bella domanda, piuttosto che ottenere delle risposte. È possibile scindere il genere dai suoi cliché?
Sarebbe un paradosso infatti ammettere l’esistenza di un genere senza il reiterarsi di stereotipi che riguardino personaggi, ambientazione e in senso lato l’immaginario che una storia evoca. Se infatti si eliminano totalmente alcuni punti cardine, il genere in un certo senso decade e il romanzo (o il racconto che sia) si ritrova o in un altro genere, o fuori da qualsiasi genere.
Badate bene che ho molto semplificato una questione spinosa e non ho parlato assolutamente del gusto estetico di una storia.
Però credo che sul quel termine, “totalmente”, si possa investigare. Se si vuole creare una storia che sia ben localizzata in un genere, ma che risulti anche originale nella sua individualità, forse basterebbe smussare un po’ questi orpelli manieristici, eliminare completamente i superflui, e il gioco è fatto.
Vi elenco alcuni dei luoghi comuni delle storie fantasy che trovo (troppo spesso) esagerati all’interno di romanzi e racconti.
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Il drago e altre creature del folklore
Chi l’ha detto che in una storia fantasy ci devono essere necessariamente creature mitologiche o della tradizione celtica come elfi, nani, trolls ecc.? Certo, anche Martin nel suo modernissimo Trono di Spade ci infila i draghi, ma lo fa con mestiere, lo carica di un significato che esula dal semplice serpentone gigante che sputa fuoco. Non sono le creature mostruose o del piccolo mondo a fare del vostro romanzo un romanzo fantasy, quindi andateci piano.
Personaggi stereotipati
L’eletto, il piccolo uomo che è grande dentro e riesce a compiere incredibili imprese, il cattivo dal volto deforme e l’occhio iniettato di sangue (se non dalla pelle razzisticamente più scura di quella degli altri), sono tutte figure che forse hanno fatto il loro tempo. L’abito non fa il monaco, ma forse anche questo è un altro cliché…
La banalizzazione del male contro il bene
… tuttavia il problema dei personaggi stereotipati è legato a quello della netta distinzione tra bene e male. Certo, è un concept che funziona sempre (guardate Star Wars, per esempio), ma il mondo non è in bianco e nero e prima o poi questa distinzione fatta con l’accetta non regge più, o quantomeno scoccia. Il lettore contemporaneo ha bisogno di qualcosa di più complesso del buono che sconfigge il cattivo e salva il mondo.
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Gli oggetti magici che possono qualsiasi cosa
Di sicuro è stato il sogno di ogni adolescente, possedere una bacchetta magica per fare i compiti, ma a livello narrativo questa cosa funziona fino a un certo punto. Rowling è riuscita a riportare la magia in auge affezionando milioni di ragazzini e adulti, e lo ha fatto riuscendo proprio sfuggendo dalla tradizione, rimodernando la funzione dell’oggetto magico e rendendolo in qualche modo, passatemi il termine, maggiormente verosimile. E non deve essere stato per nulla semplice…
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Ambientazione medievale da monarchia europea
Questo è proprio il massimo della stereotipizzazione di genere, tant’è che per molti il fantasy È il medioevo immaginario e fantastico à la Signore degli anelli. Esistono tuttavia deviazioni da questa regola tolkeniana, come le ambientazioni contemporanee dell’Urban fantasy o gli scenari post-apocalittici del futuro. Il medioevo acchiappa, non ci sono dubbi, ma la Storia è bella perché è varia!
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Amori complicati
E infine questo, un cliché emerso negli ultimi tempi e non derivato da una tradizione di genere ben definita. Ultimamente il genere young-adult spinge un po’ verso trame maggiormente romance, con ingarbugliamenti sentimentali e triangoli che esulano un po’ dal fantastico presente all’interno della narrazione. Non venitemi a dire che tutte gli intrallazzi di Twilight non sono che uno specchietto per le allodole per le ragazzine… Ma anche qui, ovviamente, si tratta di gusti. Basta comunque non esagerare.

One Comment
  1. Mat San Owan

    Io starei lavorando un high fantasy che utilizza alcuni stereotipo di base ma personalmente cerco di diversificare ed attenuare. St. 1 - da interessato di folklore, mito e leggenda la prima cosa che avevo in mente era quella di ambientare gli eventi in un mondo popolato da tutte le creature presenti in ogni cultura (non hai idea del mazzo che mi sono fatto per catalogare tutte) ovviamente suddivise in tipologie (Razze, creature umanoidi e intelligenti) creature (classici ''mostri'' con caratteristiche animali e raramente, nel caso di alcuni ibridi uomo/animale, di intelletto umano) ed Entità (alcune non organiche ma spirituali come demoni e spiriti o altre rianimare come artefatti viventi, non morti e necrofagi) con relative sottoclassificazioni. I draghi esistono e sono suddivisi nelle classiche famiglie (Orientali, Occidentali, Lindworm, Viverone, Anfitteri, Pluritese, Piumati, d'Acqua, Dragoni) e comprendono numerose specie ben caratterizzate e diversificate per aspetto, intelletto, indole e abitudini. St. 2 - per quanto riguarda i personaggi stereotipati evito se non nel caso di personaggi molto marginali: più che altro riconosco la presenza delle canoniche classi (arciere, guerriero, Lancere, mago, stregone, negeomante, sacerdote, chierico) ma li distinguo da un punto di vista prettamente lavorativo e culturale basandomi anche su una cultura di base e tendo ad approfondirlo distacca soli, quando è possibile, dal loro ruolo civile e lavorativo. St. 3 il concetto di battaglia morale non è esente da cliché e piuttosto che il concetto di bene e male questo problema si riscontra negli araldi di questi ideali. Riconosco il valore magico presente nel bene e nel male e le presunte influenze che essi esercitano nel mio mondo ma ciò non significa che esistano esseri solo positivi o solo negativi: esiste solo chi si lascia soggiogare dalle forze sia buone che cattive e coloro che mantengono una propria individualità ''grigia". Solo angeli e demóni (nel senso cristiano del termine) sono assoluta positività e assoluta negatività. St. 4 - la magia è ben definita, di primaria importanza, legata a regole delineate e gli oggetti magici hanno un valore individuale, un potere identificato e sono semplici incanalatori di una forza caotica. St. 5 - per quanto riguarda l'ambientazione... Ogni suddivisione geografica è ispirata palesemente a una regione culturale mondiale e cui da a disposizione di una vasta gamma di culture e popoli con la loro storia, le loro usanze e i loro problemi. In particolare la cultura di origine dei personaggi principali è ispirata alla zona celtica con qualche influenza medievale ma limitato alle armature per ora e con parecchie ispirazioni al ciclo arturiano delle origini. St. 6 - per quanto riguarda l'amore preferisco dargli uno spazio limitato: mi baso principalmente sul progresso di relazione piuttosto che sui problemi che ne impediscono l'inizio, pochi triangoli, pentagoni o dodecaedri a sessanta facce se non in situazioni che influenzano direttamente le trame.

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