blog di Alberto Grandi
Recensioni

Le ferite originali di Eleonora Caruso – recensione4 min read

23 Gennaio 2018 4 min read

author:

Le ferite originali di Eleonora Caruso – recensione4 min read

Reading Time: 4 minutes

articolo di Paolo Armelli per Wired.it
ferite originali
Christian Negri è un ragazzo giovane e bellissimo: ha 23 anni, è biondo e ha con un viso ammaliatore, per un periodo ha fatto il modello ad alti livelli, se decide di sedurre qualcuno non lascia scampo. Eppure Christian ha un bug: non solo perché ha una piccola ciste sulla nuca (“una di quelle con dentro le cellule di altri tessuti… la prima volta che l’ho tolta c’erano due denti avvolti nei capelli“), ma anche perché la vita per lui è una montagna russa inarrestabile. Affetto da disturbo dello spettro bipolare, alterna quindi entusiasmi incontrollabili ad abissi catatonici ed è l’asteroide bruciante eppure nerissimo che attraversa Le ferite originali, il nuovo romanzo di Eleonora C Caruso che esce il 23 gennaio per Mondadori.
Apprezzato nome nell’ambito delle fanfiction, collaboratrice di Wired e già autrice di Comunque vada non importa (Indiana), Caruso riesce a costruire in questa seconda opera un universo dolente di grandissima intensità, in cui scorre inesorabile un malessere profondo. Nessuno è esente dalle idiosincrasie di una felicità mancata: non lo è Dafne, studentessa di medicina con genitori a loro volta medici e assenti, troppo diligente per permettere alla sua vita di andare male, sebbene faccia un po’ troppo shopping per celare l’insoddisfazione; non lo è Davide, ragazzone di due metri e cervellone dalle grandi speranze in ingegneria, che studia troppo perché non sa come affrontare gli altri aspetti del vivere; non lo è Dante, quarantatreenne ricco e determinato, che ha tutto nella vita tranne quello che ha sempre desiderato e altrettanto inesorabilmente perso.
Questi tre personaggi sono accumunati dal fatto che Christian sta con tutti e tre contemporaneamente, riuscendo a trascinarli tutti e tre nel suo baratro di inconsolabilità. Perché il giovane “è nato col peso di questa tristezza nel petto, una lumaca strisciante sdraiata sul cuore“, un difetto originale che ha ereditato dalla madre, morta pochi anni prima. Christian fagocita la vita perché non sa stare fermo, cambia idea in continuazione perché non sa cosa vuole (o forse lo sa troppo bene), allontana tutti perché ha un disperato bisogno di un contatto impossibile, fa sesso senza sosta perché solo annullandosi nello strappo della carne crede di poter ricucire un’interiorità troppo frantumata.
Eleonora-C.-Caruso-351x540Com’è prevedibile, l’ex modello riesce a compromettere tutte le sue relazioni, quando tutti loro, uno a uno, fanno crollare il suo castello di menzogne e smascherano i suoi tentativi di autodistruggersi. A venir compromesso è anche il fratello minore Julian, che lo vede con un modello inarrivabile. Nella corsa forsennata a trovare pace, Christian allontana ttuttitranne Dante Beltrami. Il loro rapporto è quello più sconcertante e abusivo, ma l’autrice lo dipinge forse anche come il più reale e salvifico: il giovane dà a Beltrami del lei (che di rimando lo chiama per cognome), si fa sottomettere con perizia distruttrice, gli si mostra solo nelle forme più radicali, eppure si rifugia da lui quando il crollo è a un passo.
Rivelare se le cose andranno a finire bene oppure no sarebbe non solo un torto alla curiosità dei lettori ma anche alla fattura di un romanzo che non ha bisogno della salvezza o dell’assenza di salvezza per arrivare potente allo stomaco di chi legge. “Dimmi da cosa stai scappando” chiede Beltrami a Christian, il quale gli risponde: “Dalle cose che voglio di più“, ottenendo una risposta verissima e totalizzante: “Allora sembra che scappiamo tutti dalla stessa cosa“. Perché è vero che questa è la storia di persone ben precise, ben delineate, ognuna con i propri traumi e i propri difetti di fabbrica, ma quell‘irrequietudine diventa in queste pagine universale e in qualche modo catartica.
È interessante come Caruso costruisca in modo sotterraneo alla sua storia anche una specie di geografia psico-sociale di Milano, dagli attici a Magenta fino ai casermoni di Certosa, in cui sottesa è la frenesia distruttrice e riparatrice di una città che atomizza sentimenti e relazioni, moltiplica i vizi, eppure offre anche una soluzione a tutto ciò. La parabola all’eccesso della città è la stessa dei personaggi e in particolare di Christian, che dice a un certo punto, citando Calvin&Hobbes, “la felicità non mi basta, io pretendo euforia“.
Le ferite originali non è certo un romanzo conciliante, sembra quasi che al lettore sia richiesto lo stesso impegno che Christian chiede in pegno ai suoi amanti, cioè “un’occupazione che si colloca a metà fra il domatore di leoni e il cacciatore di tornadi“. Caruso gestisce però tutta la storia con grande equilibrio, dipingendo in modo realistico i sentimenti (sorprendente soprattutto come tratta le relazioni omosessuali) e utilizzando il sesso come uno strumento narrativo liberato da pudori e perciò estremamente efficace e simbolico. Questo libro trascina proprio nelle profondità di un tornado furioso, in un dolore totale e quasi irrimediabile. Eppure la speranza a cui aggrapparsi si trova anche nei luoghi più impensabili, come in un cuore che batte a destra.
Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Su questo sito web utilizziamo strumenti di prime o terze parti che memorizzano i (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire il corretto funzionamento del sito (technical cookies), per generare rapporti sulla navigazione (statistics cookies). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore.