Natale e horror, pochi titoli e tanto sangue

La Leggivendola

Senza voler nulla togliere alla sempre crescente influenza di Halloween sui nostri media, trovo che il Natale sia tuttora la festa maggiormente sentita e vissuta dal pubblico. Saranno le decorazioni, una mistura di cultura e tradizione, l’ansia dei regali, ma per me il Natale ha una forza pervasiva che Pasqua e Capodanno si sognano. Tralasciamo le tradizioni cinematografiche quali Mamma ho perso l’aereo, Una poltrona per due. Anche perché pochi giorni fa Netflix ha aggiunto Fantaghirò alle serie disponibili, sappiamo benissimo che il periodo natalizio non faremo altro che assistere alla pulzella combattere contro streghe potentissime e dialogare con rocce antipatiche.

Il Natale, sarà per la natura simil-sovrannaturale della festività, si presta particolarmente a legarsi al genere horror. Pensiamo al film più famoso di Tim Burton, Nightmare Before Christmas, o a produzioni certamente meno fortunate incentrate su Santa Claus e altri simboli del Natale come Jack Frost nella veste di spietati assassini. L’horror si lega al Natale molto più di quanto non si leghi alla Pasqua o al Giorno del Ringraziamento; che questo si possa imputare all’effetto straniante delle luminarie o al rigetto per il clima forzatamente amorevole, non sono io a poterlo dire.

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Quello che posso fare è accennare ad alcune pubblicazioni, non molte in verità, che hanno saputo disegnare col sangue quel filo rosso che intercorre tra l’efferatezza e il santo Natale.
Entrambi editi da Dunwich Edizioni, Exceptor – legno e sangue di Fabrizio Cadili e Marina Lo Castro e Schegge per un Natale horror. Il secondo una raccolta di racconti horror legati alla festività, il primo un romanzo ambientato negli Stati Uniti che mescola insieme lo sciamanesimo dei nativi, burocrazia e Arlecchini in un divertente e natalizio profluvio di sangue. Che personalmente, peraltro, consiglio un sacco.

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Uno stupido angelo – Storia commovente di un Natale di terrore di Christopher Moore, edito da Elliot Edizioni, è la storia di come l’angelo Raziel, nel tentativo di resuscitare un uomo vestito da Babbo Natale, abbia finito per trasformare i deceduti di un intero cimitero in un’orda di zombie affamati di carne umana.
Così, tra un’occhiata educata al presepe e un Jingle Bells.

Purtroppo in Italia pare non avere preso ancora abbastanza piede questo gusto per il Natale insanguinato. Peccato, perché altrimenti potremmo godere della presenza di Hogfather di Terry Pratchett o di Christmas with the dead di Joe R. Lansdale sugli scaffali delle nostre librerie.
In Hogfather la versione del Mondo Disco di Babbo Natale, per l’appunto Hogfather, distribuisce salsicce ai bimbi buoni la notte del 32 dicembre, detta Hogswatch. Accade che qualcuno voglia rimuovere il vecchio Hogsfather dal suo incarico, e si rivolga alla Gilda degli Assassini per farlo fuori. Ma si tratta di Terry Pratchett e del suo assurdo Mondo Disco, quindi le cose deraglieranno presto.
Christmas with the dead di Lansdale, dal quale è stato tratto un omonimo film diretto da T. L. Lankford, è in realtà un racconto e non un romanzo, incentrato sull’ultimo umano rimasto in mezzo a un’Apocalisse Zombie, deciso nonostante la situazione incresciosa a festeggiare il Natale. Mi sento di dire che Charles Dickens sarebbe fiero di lui.

E a pensarci bene può perfino darsi che il vecchio Dickens c’entri qualcosa, con la tranquillità con cui accettiamo l’indissolubile legame tra morte e Natale, tra fantasmi e cenoni. Parlo del suo A Christmas Carol, uno dei racconti più celebri al mondo, in cui un vecchio avaro fa un giro insieme a un Virgilio-fantasma in mezzo ai propri rimorsi. Conosciamo tutti la storia, anche se molti di noi si ostinano a collegarla alla Disney. Ed è su questa nota Disneyana che chiudo l’articolo; Natale si avvicina, e spero lo passiate a leggere libri e a guardare film degni del vostro tempo, e con persone a cui tenete.
(e che possiate scegliere in tutta serenità tra panettone e pandoro senza che i vostri nonni vi diseredino.)

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