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Librerie di quartiere e bibliodiversità nell’era social3 min read

10 Dicembre 2017 3 min read

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Librerie di quartiere e bibliodiversità nell’era social3 min read

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Si legge poco, ma si legge ancora il classico, vecchio libro cartaceo. La percentuale delle vendite di ebook non supera il 5% del mercato complessivo, a differenza di quanto accade negli Stati Uniti e delle catastrofiche previsioni di qualche anno fa. La stessa Mondadori, che ha in catalogo ben 12.400 titoli più i 4.900 di Rizzoli libri, ha una quota del 6,1%.
Tre titoli su quattro venduti, inoltre, passano attraverso le librerie, che sono di due tipi: di catena e indipendenti. Quelle di catena erano 786 nel 2010 e sono diventate 1.052 nel 2016, mentre per le piccole librerie il processo è inverso: nel 2010 erano 1.115 e nel 2016 sono diventate 811. A soffrire di più, su un totale di 1.863 librerie, sono proprio quelle a conduzione familiare, perché hanno superfici minori e quindi meno titoli, per cui spesso chiudono o vanno a finire nel franchising.
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Questo dato rientra nella crisi generale delle piccole attività, anche se Giovanni Peresson, responsabile dell’Ufficio Studi AIE (Associazione italiane editori) dice che le librerie hanno sofferto meno rispetto ad altri negozi di commercio al dettaglio.
Un po’ per la tax credit introdotta dal ministro Dario Franceschini, un po’ per i dibattiti alle varie fiere del libro (l’ultimo a inizio dicembre durante ‘Più libri più liberi’) ultimamente si è parlato molto di librerie indipendenti. Nonostante il calo dei numeri, sembrano infatti in aumento l’interesse e la curiosità di un certo tipo di pubblico e di lettori, sia sulla stampa tradizionale che sui social.
Cosa sono esattamente queste librerie? Indipendenti dai grandi gruppi editoriali, cercano un rapporto diretto con i lettori per diventare un punto di riferimento per il quartiere. Per questo organizzano presentazioni ed eventi per i lettori di diverse età o gli appassionati di un genere. Per esempio sono affollatissime le letture domenicali per bambini organizzate alla Libreria del Convegno di Milano (nata nel 1978), che la sera di Halloween replica con una serata speciale di racconti al buio diventata una tradizione per tutta la zona. Come racconta Giacomo, librario del Convegno, “La libreria indipendente ideale è quella che riesce a creare una ‘comunità del libro’ attorno a sé”.
Ogni libreria, poi, ha un catalogo in un certo senso unico, diverso non solo dalla grande distribuzione ma anche dalla libreria di un altro quartiere o città, con titoli di editori minori, fuori catalogo, difficili da reperire oppure dimenticati. Per questo è lo specchio del suo proprietario e un po’ anche del quartiere. È il caso, per esempio, della storica Centofiori, sempre di Milano, il cui nome è una citazione di Mao (“Che cento fiori sboccino, Che cento scuole gareggino”) che richiama il contesto della fondazione: era il 1975 e nasceva come punto di riferimento per la facoltà universitaria di Psicologia. Archiviate le suggestioni maoiste, la Centofiori oggi mantiene comunque la fisionomia di libreria specializzata in psicologia e psichiatria.
Tra le zone italiane una delle più vivaci è Milano, anche grazie alla Lim (Librerie indipendenti milanesi), associazione nata nel 2013 e presieduta da Samuele Bernardini della libreria Claudiana. Ci sono poi Torino (dove 23 librai nel 2017 hanno fondato Colti, il Consorzio delle librerie torinesi indipendenti), la Liguria (i librai genovesi hanno creato un pagina Facebook nel 2013), Bologna (una guida scritta qualche anno fa parlava di oltre 50 librerie), il Veneto, Firenze, il Lazio (nel 2015 è stata fondata la Lir, associazione librerie indipendenti riunite) e Napoli. Sono nate anche organizzazioni che non hanno a che fare con la zona geografica di appartenenza, come l’Associazione delle librerie indipendenti per ragazzi, fondata nel 2006, oppure GoodBook.it, portale di e-commerce nato nel 2016 a cui hanno aderito 303 librerie e 89 editori (tra cui Iperborea, L’Orma, Marcos y Marcos, minimum fax, nneditore, nottetempo, Voland).
E se si ripartisse da questa tendenza a unire le proprie forze per trasformare la sopravvivenza in rinascita? Fondare associazioni con siti, pagine social e blog interessanti e aggiornati, senza dimenticare i punti di forza originari – radicamento nel territorio e “bibliodiversità” – potrebbe essere il primo passo per ricominciare a crescere.

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