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Due o tre cose che ho imparato sui beta reader e le agenzie letterarie3 min read

26 Ottobre 2017 2 min read

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Due o tre cose che ho imparato sui beta reader e le agenzie letterarie3 min read

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Quando si ha finito un romanzo, conviene sempre lasciarlo nel cassetto per un po’ di tempo. Dimenticarsene per ritornarvi con la mente pulita e in grado di avere una prospettiva più distaccata sul proprio scritto. Ma anche così, un autore non sarà mai in grado di estraniarsi del tutto dalla propria opera.
Per questo esistono i beta reader.
Lettori che leggono per darci un giudizio, pagati oppure no.
La scelta di un beta reader è tutt’altro che scontata. I propri familiari potrebbero essere influenzati dall’affetto che hanno per noi nel giudicarci. Gli amici, forse, possono essere un po’ più onesti nel loro giudizio, però, siamo sicuri che, caso mai trovassero il manoscritto una schifezza, sarebbero capaci di dircelo? E se lo trovassero ottimo, non sarebbero invidiosi?
Purtroppo, come per molte cose, anche per quanto riguarda la lettura, il miglior servizio è quello pagato. Ovvero, le agenzie letterarie che offrono il servizio di analisi e la scheda di valutazione dell’inedito.

Per quello che mi riguarda, mi sono affidato per ben due volte a un servizio di questo tipo sborsando cifre che, onestamente, non lo valevano. Perché le agenzie letterarie “serie” sono capaci di chiedere somme che vanno anche oltre i 300 euro più Iva per testi sotto le 300 cartelle. Hai a che fare con professionisti ma in entrambi i casi ho ricevuto valutazioni che mi sembravano fin troppo sintetiche anche nei punti in cui il mio lavoro veniva screditato. Insomma, avrei desiderato una maggior dose di negatività, di calci in faccia pur motivati, che quelle due-tre pagine in cui venivano riassunti, in modo standardizzato, i miei lavori.

Mi sono rivolto anche a due canali non del settore o almeno non istituzionali. Il primo è stato il Rifugio degli esordienti, nel 2013, sito che temo non sia più attivo. Offriva un servizio di valutazione gratis – ripeto: “gratis; e ancora una volta: “gratis”. Ricordo che la scheda di valutazione che ricevetti era seria, fatta con cognizione di causa, da gente che, evidentemente, ama la lettura e la scrittura e sa l’amore e la fatica che stanno dietro una pagina.
L’altro parere lo ebbi dalla famigerata Chiara Gamberetta di Gamberi Fantasy, nel 2012. Dico famigerata perché la sua fama in rete la si doveva alle recensioni al vetriolo, piene di passione, livore e, diciamolo, odio.
A fronte di una cifra nettamente inferiore a quella delle agenzie letterarie, avevo ricevuto una scheda di valutazione puntuale, spietata, e piena di spunti interessanti. Un pugno nello stomaco che era valso la pena.

Insomma, qual è la morale di tutto questo discorso?
Forse nessuna. O forse che il beta reader è un lettore tanto prezioso quanto raro da rintracciare. Che chi ci vuole bene veramente dovrebbe imparare a dire che i nostri lavori fanno schifo perché l’onestà, quando fa male, è un gesto d’amore esattamente come lo è quando fa bene. E che questo è un Paese di scrittori, ma di lettori pigri e sarebbe bello se Penne Matte diventasse un social tanto di autori che scrivono quanto di lettori che leggono e criticano. Ecco.

Se qualcun altro vuole condividere le proprie esperienze su beta reader e agenzie letterarie, sarei contento di ascoltarlo.

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