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IT: il romanzo, il primo film e il remake4 min read

19 Ottobre 2017 4 min read

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IT: il romanzo, il primo film e il remake4 min read

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Da ragazzino volevo fare il disegnatore di fumetti. All’epoca era la mia massima aspirazione e tra tutti gli autori che mi trovavo tra le mani c’erano ovviamente quelli che mi piacevano di più e quelli che invece apprezzavo meno. Ero un po’ scarso, ma il mio desiderio era così forte che guardando la tavola di uno dei miei sfavoriti talvolta pensavo “ecco, se riuscissi a disegnare almeno così, andrebbe bene lo stesso”.
Ma cosa c’entra questa mia esperienza con IT? È semplice. Ora che la mia ambizione è passata da quella di disegnatore a quella di scrittore, il ragionamento dietro di questa è più o meno lo stesso. Stephen King non è il mio autore preferito, non scrive romanzi del genere che prediligo, non lo consideravo un autore “alto” nel senso artistico del termine, vende un sacco di copie dei suoi libri ed è una cosa che tendenzialmente non mi interessa, preferendo la sostanza al buon posizionamento nelle classifiche di mercato, il ricordo della posterità al guadagno facile. Eppure, ora come da ragazzino, mi ritrovo a dirmi “ah, scrivessi io così! Almeno la metà di così!“.

Tutto questo però fino al mese scorso, quando ho preso in mano la mole di pagine che è IT. I libri di King che avevo letto prima di questo mi hanno sempre lasciato con un senso di incompletezza. Mi sono piaciuti tantissimo, Insomnia più di Carrie e Misery, ma avevano tutti quel retrogusto da best-seller che ti fa votare una stellina in meno su Anobii. IT invece non mi ha fatto questo effetto. Sarà che sono cresciuto, che ho approfondito i piani di lettura, sarà che è stato bravo lui, in questo particolare romanzo, a usare l’orrore solo come pretesto per creare un intrigante romanzo di formazione e dare allo stesso tempo uno spaccato della violenza familiare, cittadina, intima, insomma, quella che spaventa di più. Saranno tutte queste cose insieme, ma mi sono reso conto, in una lettura compulsiva di queste milletrecento pagine, di non stare leggendo niente di meno che un Fitzgerald, un Burroughs, un Wallace. Ed ecco che improvvisamente King salta nella sfera dei più grandi, o meglio diviene un autore di quelli a cui tendere e che probabilmente non saranno raggiungibili.
Da bambino ho amato il film di Tommy Lee Wallace. Ricordo che lo hanno dato diviso in due parti in due domeniche consecutive. All’inizio credevo fosse un telefilm, invece rimasi deluso quando alla terza domenica mi trovai davanti una puntata di X-Files (fui deluso per circa cinque minuti, prima di capire davvero cosa stessi guardando e rimanendo meravigliato anche dalle avventure di Mulder e Scully). Quando ho saputo del remake ho deciso che sarebbe stato giusto leggere il libro, rivedere il primo film al fine di prepararsi alla visione sul grande schermo.

Il film TV è del 1990 e risente secondo me dell’epoca in cui è stato girato. Come molti film tratti da opere di letteratura l’aderenza della trama non è perfetta, ma al di là di questo, ciò che manca al film è l’angoscia dei pensieri dei singoli personaggi nella loro lotta contro il mostro. Un mostro? IT non ha una faccia ben precisa (checché ne dica il sottotitolo italiano Il pagliaccio assassino), IT è la stessa città di Derry che in certi momenti della storia diviene particolarmente crudele, è l’incubo di sangue dei bambini e degli adulti, è il lato oscuro dell’umanità che si manifesta apertamente. Ciò che si ricorda invece del film a quasi trentanni di distanza è che c’è un pagliaccio coi denti da piranha e un ragno gigantesco nelle fogne alla fine. Tuttavia non mi sento di giudicare negativamente un film che ha segnato, malgrado la sua produzione evidentemente bassa, intere generazioni e spaventato milioni di persone.
Il remake invece esce oggi, con la regia di Andrés Muschietti, Bill Skarsgård, nel ruolo dell’entità demoniaca Pennywise/It, e Jaeden Lieberher nei panni di Bill Denbrough. L’attesa del fandom è alle stelle. Ormai si trovano palloncini in quasi tutte le sale cinematografiche che ospiteranno il film. Non nego di essere in fremito anche io, e probabilmente mi spaventerò come un gattino all’interno della sala. Le notizie che arrivano dagli Stati Uniti sono ottimistiche: sembra essere davvero un bel film.

Ma ecco che sorgono spontanee le fatidiche domande. Sarà il film del romanzo? Il regista sarà riuscito a dare quella profondità psicologica che manca alla prima pellicola? Resteremo tutti delusi? Ma poi, alla fine dei conti, è così importante? Tutto sommato è anche interessante che media diversi abbiano diversi obiettivi. E forse è anche giusto che l’atto della lettura di un libro sia in qualche modo slegata dall’esperienza visiva di un film, più o meno profonda che possa essere. Personalmente, durante la lettura del libro, non mi sono spaventato neanche un secondo (Carrie e Misery fanno molta più paura, nel senso stretto e immediato del termine), mentre solo guardando il trailer di quest’ultimo IT c’è da saltare sulla sedia non poche volte.
Insomma, credo che nei prossimi giorni ne sentiremo delle belle da detrattori, estimatori della domenica, fan entusiasti, fan delusi, eccetera. Quello che vi posso consigliare dalla mia umile posizione è invece di leggervi quello che sicuramente è un buon libro, seppure enorme, e godervi l’opera del Re del brivido direttamente dalla fonte.

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