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La donna nel buio, di Alexandra Oliva – recensione2 min read

20 Settembre 2017 2 min read

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La donna nel buio, di Alexandra Oliva – recensione2 min read

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articolo pubblicato su Wired.it
Questo romanzo parla di sopravvivenza e dato che gli “how to” su come salvarsi la pelle sono un elemento ricorrente, varrà la pena sapere che l’autrice, Alexandra Oliva, prima di scriverlo, ha seguito diversi corsi di sopravvivenza. Ha seguito anche un corso di scrittura creativa, e scritto altre opere rimaste nel cassetto o rifiutate. Il successo di pubblico lo ha ottenuto con il suo romanzo d’esordio La donna nel buio (Sperling & Kupfer) che la critica ha collocato “tra Survivor e McCarthy” (Publishers Weekly). Come siano sovrapponibili l’autore di La strada e un reality show è presto detto.
La trama come descritta sul risvolto di copertina: Nel buio è un reality show che impegna 12 concorrenti in una gara per la sopravvivenza, abbandonandoli nei boschi del New England. Se uno di loro vuole tornare alla civiltà, deve pronunciare la fatidica frase “Ad tenebras dedo“. Mentre il programma è in onda, il mondo fuori dalle telecamere viene colpito da una pandemia che decima la popolazione. Zoo, tra i concorrenti, così chiamata dai produttori del realty perché lavora in una riserva naturale, non si accorge che il gioco per la sopravvivenza non è più un gioco e continua a scambiare la desolazone reale per desolazione fittizia, fino a quando…
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Ecco la trama, in sintesi. La narrazione procede, all’inizo, in un alternarsi di capitoli in prima persona, in cui Zoo ritorna spesso col pensiero alla sua vita prima del reality show, a quelli in terza che ci informano su cosa sta succedendo dentro e fuori il reality, cosa pensano i produttori dei concorrenti eccetera. Si capisce che la storia ha poco di improvvisato e che l’autrice è passata attraverso molte situazioni che sperimenta la sua protagonista. Sono ben descritte le parti in cui Zoo studia l’ambiente che la circonda e come relazionarsi con esso per continuare a vivere, seguendo le tracce degli animali, filtrando l’acqua per bere eccetera. Il titolo originale, The Last One, può essere inteso come un richiamo al videogioco The Last of Us che ci immergeva in ambientazioni analoghe: i grandi paesaggi nordamericani abbandonati a se stessi.
Il romanzo è godibile e vario nell’attingere a tematiche attuali. Ad esempio, quella dei media che cercano di manipolare l’immagine di una persona, per renderla il più possibile “appetibile” al pubblico a casa; e dell’individuo, condizionato nel sapersi perennemente visto dall’occhio del pubblico; si parla di pandemia, rapporti interpersonali in situazioni di stress estremo e, naturalmente, sopravvivenza. Si parla di molte cose, insomma, senza andare in profondità, mantenendosi sulla superficie di una trama che si lascia leggere dalla prima all’ultima pagina.

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