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Il nuovo Anobii e il problema del not-working social networking5 min read

27 Agosto 2017 5 min read

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Il nuovo Anobii e il problema del not-working social networking5 min read

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Se siete dei lettori esperti, o comunque degli appassionati di libri, probabilmente avrete un vostro profilo personale e una vostra biblioteca sul social network Anobii. E se siete anobiani da qualche tempo probabilmente avrete notato delle differenze a partire dall’ultimo mese a oggi nella forma e nelle funzionalità del sito. E se siete poco tolleranti, probablimente avrete già abbandonato la piattaforma.

Molti utenti sono rimasti delusi dal nuovo look, ma soprattutto hanno alzato una vera e propria rivolta per quanto riguarda i cambiamenti radicali nell’utilizzo del programma. In effetti nei primi tempi molte funzioni erano anti-intuitive, alcune erano completamente scomparse (alcune lo sono tutt’ora) e spesso il sito andava (e va) in errore.
Sin dai primi tempi della crociata degli utenti contro gli amministratori del sito, questi ultimi hanno garantito che nulla andrà perso e che saranno ripristinate tutte le vecchie funzioni. Ancora ad oggi però molti strumenti interessanti, che rendevano la piattaforma simpatica e di semplice utilizzo, sono fuori uso. Qualche esempio? Ecco qui un piccolo elenco:
1) L’ordine e il conteggio delle opere per Autore, o per Titolo, che permettevano all’utente di fare una piccola classifica personale sui suoi “preferiti” di sempre.
2) Le statistiche delle pagine di lettura annuali, molto utile per i lettori compulsivi.
3) La semplicità dell’interfaccia di confronto tra un utente e l’altro, che metteva in evidenza gusti comuni e vicinanze di genere.
4) La “memoria” della biblioteca sulle preferenze dell’utente. (Per capirci, nella nuova versione bisogna scegliere come visualizzare l’ordine dei propri libri a ogni accesso).
5) I libri in lettura non hanno più una loro funzione di riferimento, se non per gli ultimi quattro aggiunti. Se un utente, come me, ne legge più di dodici per volta, deve avere a memoria quali sono, perché non è possibile ordinarli secondo questo parametro.
Ora, al di là di questi problemi tecnici, mi sono domandato il motivo di tale cambiamento. Cito mio padre, 56 anni: “Funzionava così bene! È proprio vero che le cose che funzionano non durano per sempre…” Il pessimismo di mio padre è giustificato, e lo condivido appieno, ma non posso fare a meno che chiedermi il perché. In un primo momento ho ipotizzato che il problema fosse la – passatemi il termine – “socialnetworkizzazione” delle piattaforme e del web in generale. Il nuovo Anobii è molto più social-friendly (per capirci, ti fai di più i fatti degli altri), mentre prima era un luogo di aggregazione per nerd di libri, che sbavavano nello spulciare in continuazione la propria biblioteca e quelle di alcuni amici incontrati sulla piattaforma che avevano gusti in comune, e che, chi più chi meno, interveniva su gruppi specifici divisi per generi, autori, tematiche, ecc… Non sono esperto, ma credo che quest’ultima sia la definizione di community, distante non troppo da quella di social-network, ma comunque non aderente ad essa. Nelle community il principio aggregatore è l’interesse, nel social le relazioni. Credo che Anobii, puntando su queste ultime, abbia perso un po’ del suo appeal originario.

Pensando che la mia posizione fosse un po’ troppo pedante ho voluto allora chiedere ai componenti di un gruppo di cui faccio parte una loro opinione sulla questione Anobii Beta, sottolineando questa distinzione tra community e social. Ecco una posizione interessante:
R* scrive: “Secondo me la piega social network era solo questione di tempo, in fondo anche Goodreads ha una impostazione analoga. I problemi a mio avviso sono due: 1) (parere da informatico) non hanno progettato il sito come si deve, si sono limitati a mettere insieme una accozzaglia di funzionalità social prese qua e là, senza adattarle a una comunità di lettori di libri. 2) ma il punto fondamentale che non mi farà mai più tornare su Anobii è che hanno avuto una totale mancanza di rispetto per gli utenti. Un beta-tester mi diceva, disgustato, che tutti i problemi sia tecnici che funzionali evidenziati adesso dagli utenti loro li avevano evidenziati a marzo! Significa che la direzione si disinteressa dei suoi utenti, che sono poi quelli che fanno la comunità. Quindi per quale motivo dovrei restare?”
Esistono infatti diverse piattaforme che forniscono un servizio analogo, come GoodReads, appunto. Allora ho alzato la posta, e quasi da dietrologo professionista ho scritto: “Credo che una migrazione di massa comunque darà da pensare a chi gestisce la cosa (Mondadori, ndr), a meno che non sia una strategia di chiusura, come fu con Myspace anni fa”. Qui la mia provocazione, forse per fortuna, non è stata raccolta.
M* scrive: “Come informatico io ci vedo un tentativo di migrazione della interfaccia in stile mobile anche per desktop. Per questo ha questo aspetto semplificato. Progettato in modo molto poco fruibile. Sul lato social direi che la direzione è segnata ma non bisogna fargliene una colpa, in quanto è un trend universale. Se volessero killarlo (leggi: abbatterlo naturalmente a favore di altre piattaforme, ndr) non credo che avrebbero investito risorse in questo cambio epocale”.
Anche A* dice la sua: “Secondo me effettivamente c’era nelle intenzioni della redazione di sottolineare di più il carattere social di aNobii ma il problema non è questo. Il problema è che hanno lavorato veramente male. A mio avviso è tutta una questione di incapacità di chi ci ha messo le mani. Sono riusciti a perdere per strada molte funzioni importanti, senza aggiungere nulla di rilevante, impostando una grafica più brutta della precedente, rendendo il sito molto meno user-friendly, il tutto condito da una tale serie di bug da far rimpiangere persino i peggiori momenti della proprietà di Hong Kong“.
Niente dietrologia quindi tra i miei amici. Peccato, l’idea del complotto mi piaceva… In ogni caso, se tra qualche tempo vedremo spuntare un nuovo social sui libri che spazzerà via tutti gli altri, sappiate che io ve l’avevo detto. Ovviamente Penne Matte non vale, eh? Tornando seri, passi la nuova attitudine social, e passi la nuova grafica brutta e poco funzionale, ma che almeno ripristinino il programma con le vecchie funzioni alle quali gli utenti erano tanto legati, e che ascoltino, un minimo almeno, le lamentele e i consigli di chi su Anobii ci ha passato un’infinità di ore, anche e soprattutto per contribuire alla crescita dei titoli in archivio. Di sicuro infatti, con questa nuova versione, non riusciranno a mantenere fedeli gli utenti per molto tempo ancora. In homepage, su Anobii, si legge una citazione (casuale?) tratta da Il Gattopardo, che sembra quasi voler rispondere, con una ironia fuori luogo, al pessimismo cosmico di mio padre: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Molto suggestivo, ma il rischio è che su Anobii non ci vada più nessuno; anche questo è un cambiamento radicale, ma…

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