blog di Alberto Grandi
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Scribacchiolando, un’estate in noir2 min read

29 Luglio 2017 3 min read

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Scribacchiolando, un’estate in noir2 min read

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È estate, e qui in biblioteca – forse non ne ho mai chiacchierato in questi post, ma sono quasi alla fine del mio anno di Servizio Civile; diamine, quanto mi mancherà – fioccano i lettori in cerca di letture estive. Mentre scrivo è un mercoledì pomeriggio piuttosto calmo, e se da un lato la cosa ha i suoi lati positivi, come il fatto che ho il tempo di rilassarmi e mettermi a scribacchiare per conto mio, dall’altro sento un po’ la mancanza delle chiacchiere coi lettori. Specie i miei preferiti, come la signora F. con cui mi rimpallo sempre consigli, o il signor S. che ogni tanto mi porta le caramelle. È un bell’ambiente, qui.
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Ma dicevo, è estate e qui si cercano letture estive, tendenzialmente gialli, noir e thriller. Sono generi di cui un tempo andavo ghiotta ma che adesso non mi ispirano più di tanto. Ho in testa una lista di nomi che al momento poco possono per le mie papille letterarie, ma che per gli utenti in cerca di sangue e teste mozzate tornano sempre utili. Non è forse il caso di usare il termine “infallibile”, ma poco ci manca.
Ruth Rendell, regina del mistery inglese, con i suoi romanzi lenti e ben scritti, con personaggi complessi e situazioni che si spingono poco oltre il normale. Il vero senso dell’inquietante, a mio dire, è proprio nella vicinanza tra il nostro mondo normale fatto di amici, famiglia e lavoro e una lama passata sul collo.
James Ellroy per me è stato di un’importanza difficilmente spiegabile; a parte il fatto che mi ha salvato la vita, ma questa è un’altra storia. Ellroy è una figura strana, un personaggio, un uomo che ha saputo costruirsi una maschera teatrale e la cui scrittura è tuttavia così potente da non lasciarsene fagocitare. Per Ellroy il mondo è marcio, corrotto, e ciò che è buono viene divorato. Sangue, omicidi, pestaggi da parte della polizia. Gli anni ’50, ’60, ’70. Ellroy è un universo e tende verso il Grande Nulla.
Jeffery Deaver è tutt’altra cosa. È puro divertimento, è sfida e trucchetti. C’è una cosa della sua serie più famosa, dedicata al detective tetraplegico Lincoln Rhyme, che ho sempre apprezzato, ed è la lista degli indizi che compare alla fine di ogni capitolo, e che continua ad ampliarsi, lasciando al lettore la possibilità di decifrare i segnali di un crimine perfetto che non esiste. Difficilissimo, e dubito di essere mai riuscita nell’intento, ma diamine, quanto mi ci divertivo.
E poi c’è una triade che non riesco a vedere scomposta; sarà che prendevo i loro libri tutti insieme e li leggevo uno dopo l’altro, senza pause, probabilmente sovrapponendone la lettura.
Elmore Leonard, Pete Dexter e Edward Bunker. Tre scrittori americani gonfi di crimine, cinismo e sfiducia nei confronti dell’umanità. Da leggere. Punto.
E così come i loro personaggi fanno con le droghe, pure io mi diletto a spacciare i loro libri. Che meritano, eccome. E quando un lettore arriva a chiedermi un thriller-noir-giallo, so sempre cosa rispondere.

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