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Cognetti favorito al premio Strega: "Le mie Alpi come il West"3 min read

29 Giugno 2017 3 min read

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Cognetti favorito al premio Strega: "Le mie Alpi come il West"3 min read

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Paolo Cognetti, Teresa Ciabatti, Wanda Marasco, Alberto Rollo e Matteo Nucci. Sono i finalisti del premio Strega, rispettivamente con i romanzi: Le otto montagne (Einaudi), La più amata (Mondadori), La compagnia delle anime finte (Neri Pozza), Un’educazione milanese (Manni), È giusto obbedire alla notte (Ponte alle Grazie).
Gli autori e i loro libri sono stati nominati in ordine di voti ricevuti.
I due “giovani” della cinquina sono Matteo Nucci classe del 1970, e Paolo Cognetti, 1978, e, non a caso, sono i più presenti su Internet, il primo con un blog su Minima&moralia e il secondo con uno personale, Capitano mio capitano.

Cognetti
Paolo Cognetti è, dicevamo il favorito dalla giuria e non solo: su Amazon ha molte più recensioni degli altri, 106 al momento di scrivere l’articolo, con una media di quattro stelle e mezzo. Ha già pubblicato diversi romanzi e racconti, l’ultima opera è l’antologia Sofia si veste sempre di nero, per Minimumfax. Per Le otto montagne, i diritti di traduzione sono stati già venduti in più di 30 paesi.
Il suo è un romanzo sulla montagna, cosa rara in un Paese come l’Italia che, dice l’autore, ha sempre avuto una “letteratura di città, di spazi abitati”. I grandi spazi selvaggi sono propri del mito e della letteratura americana ed è una letteratura di riferimento per Cognetti.
“La montagna che racconto è un West trasferito sulle Alpi” ha spegato l’autore durante la serata del 29 giugno, organizzata dal Sole 24 ore al Mudec di Milano, a cui sono stati invitati i cinque finalisti. La montagna per Cognetti, però, non è un paesaggio esotico, lontano, romantico, ma reale, calpestato, perché lo ha vissuto e per rendere dunque questo paesaggio reale, si è rifatto alla letteratura italiana.
“Mi sono riferito ai nostri autori di montagna, come Rigoni Stern a Fenoglio, Primo Levi, Parise. Tutti autori che come me avevano subito nei paesaggi e nel linguaggio il fascino dell’America, dei grandi autori come Hemingway”.
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Ecco l’abstract del libro dal sito di Einaudi:
Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo «chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso» ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lí, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano cosí estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri piú aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, «la cosa piú simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui». Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito piú vero: «Eccola lí, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino». Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno. Paolo Cognetti, uno degli scrittori piú apprezzati dalla critica e amati dai lettori, entra nel catalogo Einaudi con un libro magnetico e adulto, che esplora i rapporti accidentati ma granitici, la possibilità di imparare e la ricerca del nostro posto nel mondo.
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